Il clochard e finto agente che stuprava le modelle

Paola FucilieriPer credere che Luca Campedelli possa essere un agente di modelle, bisogna davvero trovarsi in preda a una forte crisi esistenziale o - come hanno specificato gli investigatori del commissariato di Monza, ingentilendo il concetto - «in una situazione di grande fragilità». L'uomo ha un'apparenza piuttosto modesta, tendenzialmente passa le sue notti dormendo su cartoni in stabili abbandonati o in cantieri di stabili in costruzione in zona Adriano e per sfamarsi frequenta le mense dei poveri. Ed è proprio in uno di questi distributori di pasti gratuiti che i poliziotti lo hanno catturato. Per adesso Campedelli, 43 anni, è accusato di aver violentato due donne italiane, entrambe a Sesto San Giovanni, la prima nell'ottobre 2014, l'altra qualche mese fa, nel novembre scorso. Tuttavia la polizia è convinta che ci potrebbero essere state altre vittime che, nel frattempo, non hanno sporto denuncia e per questo ha voluto rendere pubblica la foto di Campedelli.L'indagine parte da una denuncia arrivata al commissariato Garibaldi-Venezia dalla vittima dell'episodio più recente, poi associato a quello del 2014. Nel novembre scorso la vittima e Campedelli si sono incontrati casualmente a Milano. La poverina stava uscendo in lacrime da un negozio di corso Buenos Aires, dopo un colloquio di lavoro finito male. L'uomo ha consolato la quarantenne, spacciandosi per un agente di modae offrendole - visto che la donna non solo non aveva un posto dove dormire in città ma neanche del denaro per pagarsi un letto in una pensione - un giaciglio a casa sua, a Sesto San Giovanni. Arrivati davanti a un edificio che l'uomo ha detto essere casa sua, Campedelli ha indicato un finestra illuminata, spiegando alla sconosciuta «c'é mia moglie non posso farti salire». Quindi l'ha trascinata in un campo, sempre a Sesto, dove l'ha stuprata.Nel 2014 l'altra 40enne era stata contatta da Campedelli su un sito dove si cerca e si offre lavoro indirizzato ad aspiranti modelle. «Prima di farti posare, però - l'aveva avvertita - ti devo vedere senza abiti e filmarti». E, condotta in un cantiere, l'aveva violentata.«L'uomo ha dato a entrambe le vittime il suo numero di telefono - spiegano gli investigatori del commissariato di Monza - ma visto la vita vagabonda che conduceva non riuscivamo a trovarlo. Qualche giorno fa lo abbiamo localizzato in una mensa milanese per poveri. Alcuni di noi si sono dati da fare ai tavoli come se servissero le persone in attesa del posto e, all'uscita, lo abbiamo bloccato. Lui? Non ha detto nulla, mantenendo anche in commissariato un comportamento lineare».