In coda dall'alba al sindacato sperando di trovare una casa

Viaggio tra sfratti, inadempienze contrattuali e alloggi popolari Ogni giorno file di disperati si rivolgono a chi tutela gli inquilini

Si viene al Sicet di via Tadino 31 solo se si ha davvero bisogno. Il tempo medio di attesa è cinque ore, chi vuole essere tra i primi deve arrivare attorno alle 5.30 del mattino. «O alle due di notte, nei periodi caldi, ad esempio quando un bando per gli alloggi popolari sta per chiudere. Allora siamo aperti anche di sabato», spiega Agostino Trivero, uno degli operatori di turno. L'affluenza è alta, qui si smista il 40% del totale delle pratiche gestite dal Sindacato Inquilini Casa e Territorio. Tra le 7 e le 7.30 si alza la saracinesca e, specie se piove, s'inizia a far entrare chi è in fila. I numeri si distribuiscono dopo, alle 9, ma loro, i disperati in coda, si sono già organizzati compilando un pre-elenco che consegnano all'apertura. Prassi consolidata, come certe scene che si vedono in tutte le file del mondo: «Dammi due numeri, l'altro è per il mio amico che è andato un attimo a comprare la marca da bollo». «Ma come, la marca da bollo alle 9? Non posso darti due numeri, non si può». Qualcuno fa la levataccia per conquistare priorità sul turno del pomeriggio, trovarsi già in elenco quando ci sarà la seconda distribuzione dei numeri. Poi va a lavorare e torna alle 14.30, «ma se non si presenta perde il posto».

Il Sicet si occupa di diverse questioni, a cominciare dalla consulenza su inadempimenti contrattuali e sfratti: due armadietti zeppi di faldoni, storie di chi ha affittato casa da un privato, ma tra il lavoro che non c'è e altri problemi non riesce più a pagare il canone.

Il grosso, però, riguarda le case popolari. Non solo la richiesta di un alloggio; la parola che risuona, costante come un mantra, è «emergenza», come colloquialmente vengono chiamate le «assegnazioni in deroga alla graduatoria». Le prevede l'articolo 14 del regolamento regionale, vi hanno diritto, tra quelli che sono già in graduatoria ordinaria, donne sfrattate sole e con minori a carico o chi vive in luoghi sotto la soglia igienica minima. Solo il 25% delle case popolari può essere assegnato in deroga: per quest'anno sono finite, chi viene spera nell'anno nuovo. Alcune fortunate - «sempre donne, gli uomini non vengono mai collocati», commenta Agostino - riescono a ottenere un periodo in albergo. Come Narcisa, ecuadoriana di 33 anni: viveva con una 62enne cui faceva da badante, quando la signora è morta gli eredi hanno deciso di non dare in affitto l'appartamento. Senza lavoro e senza casa in un colpo solo, e con un bimbo di tre anni. «Ho dormito alcune notti anche alla stazione Centrale», dice, «non mi sono rivolta agli assistenti sociali perché temevo mi portassero via il bambino». Tra pulizie e baby-sitting è riuscita per qualche mese a pagare un altro affitto in zona via Padova, poi la casa è stata messa in vendita. Dall'altro ieri dorme in un albergo, per un mese, poi chissà. Mohammed, invece, aspetta ancora: fa il muratore, sua moglie per tutto il giorno assiste la figlia 14enne, malata al cervello, che non parla e non si muove da sola. Abitano al quarto piano senza ascensore, ma nei requisiti di emergenza non rientrano. Mohammed ha fatto domanda un anno fa, e da due mesi non lavora: per questo è venuto, per aggiornare la sua graduatoria. Funziona come quelle per la scuola, solo che qui acquisti punti quando la tua situazione peggiora.

Twitter @giulianadevivo