Col «Pipita» ecco la nostra rivoluzione di velluto

(...) erano «personaggi» Altafini o Nordahl. Ci piacerebbe riprendere il discorso, che ne dici?

Lo so, tu vieni da un posto molto lontano, afferma la classifica finale 2017-2018, da una monarchia di manica stretta e braccino corto che in passato, a parte Inzaghi (altro tipo normale, senza pancetta ma con due gambette da tranviere), non ci ha concesso granché, al contrario, i regali glieli abbiamo fatti noi che siamo popolani e repubblicani... So anche che non sei più un ragazzo come ai tempi del Real, con i capelli ancora tutti al loro posto e l'entusiasmo della gioventù platense nelle gambe. Ricordi? Eravamo nel 2007. Tu in gennaio eri diventato merengue e noi in maggio ci eravamo presi la rivincita sul Liverpool, con un gol di spalla e uno di ciabatta destra del suddetto Inzaghi. Tu avevi intrapreso il solito viaggio dell'emigrante argentino verso l'Europa-Eldorado. Quella vecchia volpe dell'Ariedo Braida aveva stilato su di te una relazione che sembrava un sonetto di Cavalcanti. Ma siccome a Madrid hanno l'orecchio fino... dovemmo accontentarci di Ronaldo (quell'altro).

Comunque, anche se con undici anni di ritardo, tutto è bene quel che comincia bene. Se un sedicente capitano con i gradi di plastica (dicono si chiami Leonardo Bonucci, ma noi non lo conosciamo) si è tirato indietro, tornando a essere soldato semplice nell'esercito sabaudo, vuol dire che era destino... E il destino, come si sa, non ha memoria. I tifosi, invece, la memoria ce l'hanno, e la coltivano giorno dopo giorno, gol dopo gol. Quindi, caro Gonzalo, mi raccomando, pancia in fuori e barba lunga. Qui al Milan abbiamo tanta voglia di tornare a essere normali.

Daniele Abbiati