il commento 2 L'assessore non è giustizialista e quella non è solo una gaffe Un segnale di problemi interni

di Carlo Maria Lomartire

Ormai è evidente che nella giunta Pisapia ci sono dei problemi. Di equilibri interni, ambizioni, frustrazioni e aspirazioni personali. Altrimenti non si spiegherebbero certe uscite avventate al limite dell'autolesionismo come l'ultima uscita dell'assessore Franco D'Alfonso su Dolce e Gabbana.
Per l'assessore una sentenza di primo grado, come quella che riguarda la presunta evasione fiscale di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, equivale a una condanna definitiva. Può sembrare una banale manifestazione di quella rozzezza civile che va sotto il nome di «giustizialismo», motivata dai buoni rapporti che intercorrono tra Silvio Berlusconi e i due stilisti, milanisti e sponsor del Milan. Tanto, anzi, potrebbe bastare per considerarli colpevoli di qualsiasi nefandezza.
Ma chi conosce D'Alfonso e la sua storia personale e politica sa che la spiegazione non è così banale, che non può essere ridotta ad uno sbocco di furore fiscal-giustizialista. Insomma non posso pensare che l'assessore considerato l'ideologo della composita e raccogliticcia maggioranza arancione si comporti come uno dei tanti giacobini isterici che ne fanno parte.
D'altra parte D'Alfonso non è nuovo a improvvise e sorprendenti dichiarazioni destinate a creare difficoltà alla giunta della quale fa parte. Appena un paio di mesi fa, il 24 maggio, interpretando e rappresentando la posizione del suo principale sponsor politico, l'economista Marco Vitale (già assessore al Bilancio della giunta Formentini, presidente delle Ferrovie Nord, presidente del Policlinico eccetera - sempre dimissionario), dichiarava con inconsueta durezza che l'attività amministrativa di Palazzo Marino è ferma e inefficace: «Con noi al potere non è cambiato niente; questa giunta è un caso di solitudine politica». Parole che avrebbe potuto pronunciare il più agguerrito rappresentante dell'opposizione.
Ma è proprio la consonanza fra D'Alfonso e il professor Vitali, un sodalizio solido e di antica data, a far pensare che, com'è già accaduto in passato, questa serie di calci negli stinchi alla giunta da parte di un suo autorevolissimo componente non sia dovuta ad una poco verosimile imprudenza ma ad un possibile progetto politico. Un progetto che riguardi il dopo-Pisapia: un dopo che può essere molto più vicino del previsto se è vero che il sindaco non ne può più di stare a Palazzo Marino e guarda con ansia alle prossime e non lontane elezioni politiche. Comunque la barca di Pisapia è ormai quasi alla boa di metà mandato: dopo la virata i più accorti membri dell'equipaggio si posizionano e si mettono in evidenza - e qualcuno lo sta già facendo - perché non è detto che la prossima regata si faccia con lo stesso skipper.