Commercianti, un Natale di tasse

Forse ha contribuito (anche) la mole dei pagamenti arrivati in questi giorni ai commercianti. La stangata Cosap (la tassa per l'occupazione del suolo pubblico) ricevuta in unica soluzione a dicembre invece che frazionata in 4 bollettini. L'anno scorso erano scattati gli aumenti delle tariffe e Palazzo Marino aveva garantito che la maxi-rata sarebbe stata l'eccezione alla regola, ma «lo hanno rifatto anche per il 2013» ha protestato ieri il portavoce di Epam Alfredo Zini. Che somma la batosta della Tares: dopo i primi due bollettini, equivalenti alla tassa dei rifiuti 2012, stanno arrivando i conguagli, che rappresentano la differenza tra vecchia Tarsu e nuova tassa, c'è chi fa i conti con aumenti del 70% o più. Zini non ha problemi a mostrare la sua bolletta: nel 2012 per un locale in via Thaon de Ravel pagava 3mila euro, la «maggiorazione» da versare entro il 16 dicembre è pari a 1.750 euro. Il «pacco» di Natale ha riacceso la battaglia della categoria contro il «Regolamento per la disciplina delle attività di somministrazione di alimenti e bevande», in pratica quel codice a punti con cui il Comune intende regolare le nuove aperture di bar, ristoranti, locali della movida, gelaterie, pizzerie ecc. Un regolamento che ha già fatto discutere, l'assessore al Commercio Franco D'Alfonso è arrivato a ipotizzare un servizio di cortesia (si chiameranno ancora bodyguard?) anche per chi distribuisce coni e coppette. A lui ieri il segretario generale dell'Unione Artigiani, Marco Accornero, ha inviato ieri una lettera-denuncia a cui si è subito unito Zini in rappresentanza dei pubblici esercizi milanesi. Le 30 pagine del regolamento che approderà a breve in Consiglio comunale rappresenterà per gli artigiani «ostacolo all'avviamento di nuove imprese e alla creazione di nuovi posti di lavoro», un «ppesantimento burocratico» che metterà il «freno alla nascita e all'ampliamento di nuovi servizi», un rischio in vista di Expo. Così come concepito «introdurrà complicazioni pesanti» e «scoraggerà chi pensava di aprire o ampliare un'attività». La categoria solleva «forti perplessità sulla complessità della normativa studiata, che non chiarisce bene come chi attualmente svolge attività di produzione e asporto sia del tutto escluso dalle nuove norme». Sotto accusa il «complesso sistema di punteggi assegnati per sostenibilità ambientale, accessibilità, qualità dei locali e sostenibilità sociale. Dalla vicinanza a luoghi di culto o servizi ospedalieri, alla disponibilità di parcheggi pertinenziali ad uso esclusivo, dall'insonorizzazione dei locali certificata agli orari di chiusura. Un dedalo di indicatori onerosi». In un quadro «desolante per le attività economiche - conclude Accornero - questa ipotesi di regolamento va nella direzione opposta ad incentivare investimenti e creare nuovi posti di lavoro» per di più «dare 60 punti sui 70 richiesti alle gelaterie o alle pizzerie che chiuderanno entro le 20 non ha alcun senso» - in vista di Expo ci si attenderebbe casomai incentivi ad una Milano più aperta - e chiedere il servizio di cortesia e controllo del flusso dei clienti significa non conoscere le realtà che si vogliono disciplinare». Artigiani e Epam chiedono «la convocazione presto di un tavolo in Comune», perchè le imprese «vanno aiutate e non ostacolate».