Comune: «Avanti con il bando» Ma per la Regione è illegittimo

L'assessore annuncia: «Assegneremo presto le aree» Il centrodestra però dà battaglia: «Serve la variante»

Alberto GiannoniPalazzo Marino riparte con le moschee ma il piano comunale resta in bilico nonostante la sentenza. Lo scontro istituzionale fra i principali palazzi di Milano rischia di riprodursi sul piano giuridico e politico, a giudicare dalle reazioni al verdetto sulla legge 2 del 2015. Sulle moschee Palazzo Marino era in stallo. In Comune avevano valutato che il quadro delle norme regionali rappresentava un ostacolo al piano che prevede due nuove moschee. Ora, il verdetto della Consulta viene vissuto o come un successo. Ed è il padre di quel piano, l'assessore al Sociale Pierfrancesco Majorino, che si assume il compito di indicare le prossime mosse: «Sul bando di assegnazione di aree sul territorio del Comune di Milano andremo avanti come fatto sinora - afferma- Prevediamo di emettere tra qualche settimana la graduatoria di assegnazione delle aree che immagino possa contenere novità in ragione del fatto che i controlli avviati dall'Amministrazione sui partecipanti hanno evidenziato la mancanza, da parte di alcuni soggetti, dei requisiti soggettivi necessari». Quindi ci saranno novità legate all'esito delle vertenze giudiziarie pendenti (un ricorso al Tar dell'associazione Bangladesh e un ricorso al Consiglio di Stato dell'amministrazione comunale). Il Comune però vuole andare avanti con il piano che prevede i primi centri di culto di Milano, uno in via Esterle e l'altro in via Sant'Elia.Il punto è che, per il Pirellone, il piano del Comune non è conforme alle norme regionali. Non quelle bocciate dalla Consulta martedì. La difformità viene rilevata rispetto a una precedente legge urbanistica regionale. Lo spiega l'ex vicesindaco Riccardo De Corato, oggi consigliere anche in Regione: «La legge regionale 12/2005, ancora in essere - sottolinea l'ex vicesindaco di Milano - all'articolo 72 descrive i rapporti di pianificazione comunale, precisando al comma 1 come nel piano dei servizi e nelle relative varianti le aree che accolgono attrezzature religiose debbano essere specificatamente individuate, dimensionate e disciplinate sulla base delle esigenze locali». La delibera del Comune non conterrebbe questo requisito quindi si renderebbe necessaria una nuova delibera del Pgt. Insomma, una variante. E, ricorda De Corato, l'assessore avrebbe riconosciuto la necessità di questo passaggio in Consiglio comunale. «Majorino stesso in aula ha detto che per assegnare le aree porterà la delibera della variante in Consiglio. I casi sono due: o si rimangia la parola (e allora si ritroverà sommerso di ricorsi nostri e dei comitati di cittadini) oppure anche in questo caso i tempi andranno ben oltre la scadenza della legislatura».La partita si annuncia complessa. E sul territorio si evidenziano situazioni diverse. A Milano proliferano le moschee dette «informali». E in pochissimi casi (solo alcuni) il Comune è intervenuto. A Cinisello, al contrario, il Comune ha rilevato che in un capannone si svolgeva un'attività di culto, non compatibile con la destinazione dell'immobile. E il Tar ha sentenziato che aveva ragione.