Il Comune chiede 10 milioni al «racket del caro estinto»

Dieci milioni di danni morali e materiali: questo il conto che il Comune di Milano presenta ai responsabili del racket del «caro estinto», gli imprenditori e gli infermieri accusati di avere organizzato e controllato il mercato delle salme da inumare. La richiesta di risarcimento è stata avanzata ieri dai legali di Palazzo Marino nel corso del processo che vede sul banco degli imputati ventiquattro tra impresari e infermieri, per i quali nella sua requisitoria il pm Grazia Colacicco aveva chiesto pene fino a tre anni e mezzo di carcere.
Tra le diciannove imprese di pompe funebri finite al centro dell'inchiesta della Colacicco, spicca l'impero della San Siro, l'azienda fondata da Alcide Cerato, vulcanico ex ciclista, e che è da decenni il leader indiscusso del mercato dei funerali. A ondate cicliche, le inchieste della Procura nel corso di questi decenni hanno scavato nei rapporti tra queste imprese e i loro «fornitori», ovvero gli infermieri addetti alle camere mortuarie, i primi a poter suggerire ai parenti dei defunti il numero telefonico cui rivolgersi. Il business, secondo l'inchiesta, era regolato secondo quote e turni fissi. Agli informatori andava una percentuale tra il 5 e il 10 per cento del costo del funerale.
Il 16 ottobre 2008, la Procura aveva fatto scattare una retata con oltre quaranta arresti per le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa della libertà del commercio. Insieme a Cerato erano finiti in cella anche i suoi figli. Ma anche il concorrente «storico» della San Siro, l'impresa Sofam Varesina, aveva visto due suoi manager finire in cella: i rivali di un tempo, sosteneva la Procura, si erano messi d'accordo per spartirsi il business.
Ieri, davanti ai giudici della decima sezione penale, l'avvocato Sala, difensore di parte civile per il Municipio, ha spiegato che l'amministrazione comunale ha subito una «lesione della sua pubblica funzione in materia mortuaria, servizi funebri e di edilizia cimiteriale» sotto più profili: in particolare, la «riorganizzazione del settore dopo l'arresto del direttore dei Servizi funebri e del funzionario responsabile dell'ufficio Funerali, cremazioni, concessioni e autorizzazioni» e il «mancato introito delle tariffe di concessione». Da qui la richiesta di risarcimento per dieci milioni, tre dei quali a carico della sola San Siro. Alla prossima udienza, la parola passa alle difese