«Comune fallito sulle moschee»

L'appello del consigliere di FdI «Alle urne per cambiare la città»

Palazzo Marino senza di lui non sarebbe stato la stessa cosa. E nel momento in cui Riccardo De Corato e la sua lista Fratelli d'Italia hanno rischiato di essere esclusi dalla corsa, gli attestati di stima sono arrivati da tutti, anche dalla sinistra-sinistra di Basilio Rizzo.

De Corato, l'avventura del Tar ha messo un po' di tensione in questa campagna elettorale?

«Diciamo che ne avrei fatto volentieri a meno. Però, quando ormai eravamo rassegnati ad essere esclusi, è arrivata la bella notizia e per fortuna è finito tutto bene».

Una bella notizia che vi avrà resi ancora più grintosi?

«Certo, se è possibile abbiamo raddoppiato la nostra dose di passione per la politica. La vicenda ci ha scombussolato i piani e abbiamo perso qualche giorno sulla tabella di marcia che ci eravamo programmati. Ma abbiamo recuperato e siamo perennemente in mezzo alla gente. Fuori dai supermercati, dai mercati, nei gazebo in piazza».

Dopo una carriera comunale di quindici anni, che ruolo le piacerebbe ricoprire in caso di vittoria?

«I temi a me cari sono la sicurezza e i lavori pubblici, temi per i quali ho ricoperto anche due assessorati. Ricordo che per le opere pubbliche, con il sindaco Gabriele Albertini avevamo investito 5 miliardi».

Mancano due giorni al voto. Che appello vuole fare ai milanesi?

«Mi voglio rivolgere in particolar modo ai moderati. Ricordo che alle scorse elezioni più di 100mila non sono andati a votare. Quella volta non ha vinto Pisapia, abbiamo perso noi».

È una chiamata alle «armi»?

«A chi è indeciso se andare alle urne o al mare, dico solo che per un fine settimana di vacanza, rischiamo di tenerci la città così com'è per altri cinque anni. E credo che questo non lo voglia nessuno».

Quale città lascia Pisapia?

«Una città in cui sono aumentati i barboni che dormono per strada, le tasse sono arrivate a quota 750 milioni all'anno, le periferie sono state dimenticate».

Ma la moschea non è stata realizzata.

«Su quello hanno fatto solo un'enorme campagna ideologica ma sono crollati sul bando che loro stessi hanno aperto. È bastato un ricorso mio e del Caim per mandare all'aria il castello di carte».

Tema rom. Lei ha sempre criticato la modalità sgomberi di Pisapia.

«Ma quelli non sono sgomberi. Sono trasferimenti dei rom dai campi ai villaggi, per di più concordati giorni prima al tavolo con i nomadi. Noi torneremo a fare gli sgomberi, quelli veri».