Il Comune in rosso taglia la giustizia (e spaventa le toghe)

Palazzo Marino non pagherà più le spese del tribunale Timori dei magistrati: «Caos con la gestione del ministero»

C'è chi tira un sospiro di sollievo: il sindaco Pisapia; e chi si preoccupa: i magistrati. In tempi di tagli alla spesa, d'altronde, accontentare tutti si è fatto difficile. E così anche intorno alle spese di mantenimento della giustizia milanese sono entrati in rotta di collisione due esigenze. Per chi nel tribunale ci lavora, essere nelle mani del Comune era una (quasi) garanzia di vivere sonni tranquilli. Ma per le casse esangui di Palazzo Marino quei venti milioni e passa che ogni anno garantivano il funzionamento del palazzaccio di largo Biagi era divenuto un onere difficilmente sostenibile. É ben vero che in teoria i soldi spesi dovrebbero venire risarciti al Comune dal ministero della Giustizia. Ma i soldi tornavano solo in parte, e dopo un sacco di tempo.

Così adesso si cambia. Il palazzo di giustizia viene abbandonato dal Comune al suo destino, e d'ora in avanti a tutte le spese dovrà fare fronte il ministero. Potrebbe sembrare una operazione all'insegna del buon senso: visto che comunque il conto finale deve essere saldato da Roma, il passo indietro del Comune in teoria semplifica le cose, facendo saltare un passaggio nel giro dei soldi, delle fatture e delle rendicontazioni contabili. Ma così non è.

A lanciare il grido d'allarme è stato ieri mattina Claudio Castelli, vicecapo dei giudici preliminari, durante l'assemblea dei magistrati a Palazzo di giustizia. L'assemblea doveva discutere delle riforme del governo Renzi che vengono aspramente contestate dagli organismi sindacali delle toghe. Ma Castelli ha colto l'occasione per annunciare ai colleghi la novità imminente, e fare presenti i disservizi che inevitabilmente porterà con sè. La profezia è figlia di un pessimismo sull'efficienza ministeriale che Castelli ha evidentemente maturato sul campo, negli anni passati proprio al ministero come capo dell'organizzazione. La gestione diretta delle spese del palazzo «è una scelta che il ministero non è in grado di reggere e che creerà enormi problemi», è la previsione di Castelli.

Che il governo si facesse direttamente carico di questo onere, ha spiegato il magistrato, era una richiesta che veniva da tempo a gran voce da tutti i Comuni italiani che ospitano un loro tribunale. Ai cronici ritardi nei rimborsi da Roma, si è aggiunta la drastica riduzione della quota di spesa rimborsata, scesa dall'80 al 60 per cento. Per i municipi la spesa si era fatta insostenibile. E per Milano più di tutti: poiché già oggi i tribunali di Roma e Napoli vengono gestiti direttamente dal ministero, Palazzo Marino deve fare i conti con la sede giudiziaria più costosa d'Italia.

Le voci di spesa sono tante: dalle pulizie ai servizi di vigilanza, dalle utenze elettriche a quelle telefoniche. Cosa accadrà, se fornitori e appaltatori dovranno fare i conti con i tempi biblici della burocrazia ministeriale? Ma la preoccupazione maggiore espressa da Castelli riguarda la manutenzione ordinaria del palazzaccio, che oggi è gestita dal Comune con discreta efficienza (a parte il caso surreale degli ascensori) e che dovrebbe passare anch'essa a carico diretto del ministero: «Oggi lavorano in questo palazzo venti o trenta dipendenti del Comune che garantiscono interventi in tempo reale. Da domani se un tubo perde dovremo chiamare Roma e sperare». Andrà a finire, dice Castelli, che tutto verrà esternalizzato, cioè affidato a un appalto privato.