Comunità ebraica: l'opposizione chiede più posti Il presidente lascia

Crisi nella Comunità ebraica. Il presidente Walker Meghnagi si è dimesso ieri dopo una burrascosa giunta che ha preso atto della spaccatura della maggioranza trasversale che governa la Comunità da due anni. Le dimissioni sono il risultato dell'offensiva della «sinistra» interna, che si è rifiutata di votare l'atto più importante, il bilancio, non tanto - lo riferiscono fonti vicine alla comunità - per problemi legati al contenuto del bilancio, ma per la richiesta di un rimpasto nell'organo esecutivo dell'ente. Questo nuovo assetto di giunta è stato rigettato, non tanto nel merito, quanto per il tono ultimativo della proposta. Meghnagi è un imprenditore, eletto nel giugno 2012 a capo di una lista dell'area «religiosa» o «conservatrice», che ha vinto le elezioni di misura (10 seggi a 9) per poi accordarsi con la formazione rivale, espressione dell'area laica, o di «sinistra», che ha ottenuto a sua volta posti e deleghe importanti. Non abbastanza, evidentemente, per la sinistra, che ha aperto la crisi in un momento che per gli ebrei milanesi è delicatissimo, anche per le note difficoltà economiche della comunità, cui Meghnagi aveva cercato di porre rimedio, appunto, con un bilancio rigoroso e - per la prima volta - anche certificato. Ora, con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale, tutto torna in ballo.