Il consigliere Aci: «Sulla mobilità impostazioni talvolta radicali»

Marco Coldani, manager, pilota e istruttore di guida, insieme all'avvocato Pietro Meda e al delegato provinciale per il Coni Enrico Radaelli sono freschi della vittoria elettorale per il rinnovo del cda dell'Aci, che sarà presieduto dal campione di F1 Ivan Capelli.

Cosa cambierà per l'Aci?

«Il sistema della gestione sarà improntata a i risultati effettivi. Vogliamo poter incidere sulla mobilità, ma a monte. L'Aci non è mai stata invitata ai tavoli sulla mobilità, ma così si risponde solo alle esigenze dei piccoli e non della grande utenza».

Come giudica la mobilità milanese?

«È un disastro»

Si spieghi meglio

«Ci sono cantieri mai finiti, parcheggi mai iniziati...un esempio? La metrò gialla che attraversa la Brianza non ha nemmeno un parcheggio. È questo che intendo quando dico che bisogna pensare alle esigenze di chi viaggia sulla strada».

L'amministrazione Pisapia, fin dalle elezioni, ha dichiarato guerra alle auto: dalla cancellazione dei parcheggi, ad area C, fino all'aumento della sosta in centro.

«Il problema è che il Comune, e mi riferisco anche alle amministrazioni precedenti, non hanno mai avuto un'interlocuzione con noi, ma si può recuperare».

Palazzo Marino ha annunciato che dall'anno prossimo anche le auto a gpl pagheranno area C.

«Fa parte della politica talebana contro il partito della mobilità. A tutti piacerebbe vivere in un mondo fantastico senz'auto, ma il percorso non deve castrare le abitudini dei milanesi, che non dipende dalla loro cattiva educazione, ma dalle necessità di lavoro».

Inaugurando le domeniche a piedi, il Comune invocava lo scopo educativo dell'iniziativa...

«A tutti piace andare a piedi, se il Comune fa un'iniziativa di sensibilizzazione va bene, ma non siamo pronti a imporre un modello. Noi milanesi non possiamo certo fare da avanguardia in questo campo; autobus lunghi 24 metri che viaggiano con due passeggeri: questo sarebbe erogare un servizio?».

Milano capitale delle multe...

«La sanzione deve esserci, sia chiaro, ma non deve essere usata in maniera strumentale per fare cassa».

La città metropolitana snellirà i passaggi per la manutenzione e la pianificazione delle strade, ora sotto istituzioni diverse?

«Per ora la città metropolitana non ha funzionato e io non ho visto alcun piano di integrazione. Il rischio è che si erediti l'esistente e il nuovo non sia portatore di alcun programma».

Oggi è stata inaugurata la Brebemi, un'opera che i pendolari aspettano da decenni. Cosa ne pensa?

«Un'arteria così importante, costruita quasi nei tempi, che si sgancia nel deserto: mancano i collegamenti alla città metropolitana. Questo è quello che dicevo prima: il modello teorico va pensato tenendo conto della realtà e delle esigenze del territorio».

Come è successo?

«Bisogna scardinare questo modello feudale per cui il punto di partenza non dialoga con il punto di arrivo. Non c'è stato coordinamento, come pretendiamo di dialogare con Bruxelles, se milano non parla con Bergamo?»

Cosa farete per mantenere il Gp a Monza, a fronte delle minacce di Ecclestone?

«È chiaro che l'autodromo non è solo il Gp di F1 ma è un contenitore polivalente, che potrebbe ospitare un drive in, concerti, ristoranti. Si devono riportare le moto. Il Gp è non è un patrimonio solo monzese ma italiano e come tale va difeso. Finchè l'Europa vuole stare nella F1, e la differenza le faranno le case automobilistiche, non potrà fare a meno di Monza, che è la storia del Gp. Nella nostra battaglia potremmo imbarcare nuovi soci, come la Regione».