Il conto della crisi: 300 negozi in due mesi abbassano le serrande

La crisi colpisce ancora. Dopo lo scorso Natale, molti commercianti hanno deciso di gettare la spugna nei primi mesi dell'anno. Solo a Milano hanno chiuso 300 attività tra commercio, turismo e intermediazione, secondo l'ultimo rapporto di Confesercenti. E per questo il capoluogo lombardo si è aggiudicato la medaglia di bronzo tra le grandi città, in testa ci sono Roma e Torino, per numero di serrande abbassate.
Anche i settori relativamente nuovi come il commercio via internet hanno registrato per la prima volta un segno negativo. A soffrire di più però è stato il ramo del commercio al dettaglio non alimentare: solo in quest'ultimo si contano un centinaio di chiusure. Ma anche la vendita di carne, mestiere spesso ritenuto fra i più remunerativi, mostra un segno meno nel rapporto tra aperture e chiusure. Anche il numero dei banchetti di ortofrutta sta diminuendo. Insomma, un quadro piuttosto nero.
«Il 2013 è stato l'ennesimo anno di crisi piena, con un calo del Pil e, soprattutto, dei consumi peggiore del previsto - commenta Confesercenti in una nota - un'eredità pesante, che nei primi due mesi del 2014 ha portato ad una vera e propria emorragia di imprese nei settori del commercio, del turismo e dell'intermediazione: dopo l'ennesimo Natale fiacco, molti imprenditori hanno ritenuto di non affrontare l'anno, con il suo carico di spese ed adempimenti fiscali, scegliendo invece la strada della chiusura».
Ci sono però anche segnali positivi per Milano: uno, ad esempio, è a proposito del commercio ambulante. Mentre in tutta Italia cala per la prima volta anche il numero di addetti a questo settore, sotto la Madonnina sale, anche se in maniera contenuta.
Anche Confcommercio non può che constatare la situazione: secondo un'elaborazione della Camera di commercio sul registro imprese da gennaio a fine febbraio 2014 il comparto ha perso 125 aziende, più di due al giorno, mentre il turismo 85. «La crisi si sente, anche in settori, come quello tecnologico, che vantano prodotti di larga presa - commenta Dario Bossi, membro di giunta Confcommercio – è una situazione preoccupante, ma non drammatica: intanto se noi piccoli abbiamo il raffreddore, la grande distribuzione ha la febbre, poi la gravità del contesto varia anche molto a seconda delle vie: alcune vanno ancora bene e ci sono segnali positivi come i temporary shop che stanno crescendo e – specifica – come confederazione stiamo cercando di spingere molto i distretti urbani». E anche sulla flessione del e-commerce Bossi spiega che è un dato da analizzare con le dovute cautele: «Forse sarà anche diminuito, ma è un settore sul quale bisogna intanto dividere quello regolare da quello irregolare e bisognerebbe aggiungere che siamo arrivati in Europa, ma fiscalmente siamo ancora in Italia. Amazon è più competitivo perché paga le tasse a Bruxelles, vorrei vederli se fossero costretti a pagare quello che paghiamo noi». E intanto a Milano si continuano a vedere nuove serrande abbassate.