Il conto per la salma di Amri «rimpalla» tra Sesto e Milano

Palazzo Marino invia la fattura delle spese di obitorio Di Stefano scrive a Sala e Gentiloni: «Non pagheremo»

Sabrina Cottone

Un rimpallo tra il Comune di Milano e il Comune di Sesto San Giovanni su chi debba pagare il conto per il «deposito salma» di Anis Amri, il tunisino autore della strage di Natale nel dicembre 2016 al mercatino di Berlino. E se il sindaco di Sesto, Roberto Di Stefano, ha rimandato indietro la fattura, il Comune di Milano fa sapere che partirà un sollecito di pagamento, quindi un'ingiunzione e, se l'ingiunzione sarà impugnata, si aprirà un contenzioso. Continua così la polemica sul corpo dell'uomo che, dopo aver ucciso in Germania dodici persone tra le quali un'italiana e averne ferite cinquantadue, era scappato in Italia. Qui, a Sesto Giovanni, come tutti ricorderanno, il 23 dicembre scorso, l'autore della strage era poi morto durante un conflitto a fuoco con due poliziotti che gli avevano chiesto i documenti.

«Siamo alla follia. Sono esterrefatto, quella per oltre sei mesi era un'ipotesi assurda e irrealizzabile in Italia è incredibilmente diventata realtà. I miei uffici mi hanno appena mostrato la fattura del Comune di Milano, pari a un importo di 2.160,18 euro, con la quale viene chiesto all'amministrazione comunale di Sesto San Giovanni di pagare le spese di deposito salma del terrorista Anis Amri, autore della strage di Berlino». Parla così Roberto Di Stefano, il sindaco di Sesto San Giovanni che ha rimandato indietro al Comune di Milano la fattura con cui si chiede il pagamento per i sei mesi in cui il cadavere dell'autore della strage al mercatino di Natale di Berlino è rimasto in una cella frigorifera dell'obitorio di Milano.

Il pagamento del «deposito salma» è una specie di atto dovuto, perché la legge italiana prevede che, per le salme non reclamate, a pagare i costi della permanenza all'obitorio e quelli riguardanti le procedure post mortem sia il Comune in cui è stato ritrovato il cadavere. «Ma è chiaro ed evidente che se Amri è stato trasportato in Tunisia, qualcuno lo ha reclamato e quindi si dovrà far carico delle spese. Una cosa è certa: Sesto San Giovanni non tirerà fuori neppure un euro», il ragionamento che Di Stefano aveva fatto già alla fine di giugno, quando la salma di Anis Amri era stata infine portata nel suo Paese natale.

«A scanso di equivoci dico subito che mi opporrò con ogni mezzo a questa vergognosa e offensiva richiesta e che i soldi dei miei cittadini mai saranno utilizzati per far fronte a questa richiesta» dice il sindaco, convinto che anche se esiste una legge, questa non sia da rispettare. Nessuno tocchi Caino? «Qui stiamo parlando di un mostro che non merita alcuna pietà - le sue parole -. Per questo ho già provveduto a scrivere al presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, al ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, per comunicare loro che Sesto San Giovanni non pagherà mai nulla. Se proprio ci tengono provvedano loro». E ancora: «Noi anche nel rispetto di Fabrizia Di Lorenzo, vittima italiana di quella strage, e di tutte le altre persone morte in attentati terroristici di matrice islamista, oltre che in segno di attenzione delle forze dell'ordine, non destineremo mai un euro per saldare questa fattura».

A sostenere il sindaco di Sesto è l'assessore regionale Viviana Beccalossi, che addirittura considera l'episodio «una beffa senza precedenti e una figuraccia per il governo e le istituzioni italiane». E aggiunge: «Fossi nel sindaco di Sesto San Giovanni, chiederei di essere risarcito per il danno d'immagine. Altro che pagare le bollette per i costi di mantenimento del mostro di Berlino».