La controffensiva di Formigoni: «Io diffamato come Napolitano»

«È un tento golpe, ma i lombardi non credono a queste falsità. E Formigoni non si dimette». A dirlo Roberto Formigoni dopo che Repubblica e il Fatto quotidiano ieri avevano pubblicato altri due capitoli della saga sanitario-vacanziera. Con il quotidiano di Antonio Padellaro secondo cui ci sarebbero 9 milioni di euro spesi per Formigoni e il suo entourage da Pierangelo Daccò, ora in carcere per le inchieste sulla Fondazione Maugeri e il San Raffaele. Almeno a leggere le 200 pagine di un'informativa della polizia giudiziaria inviata al procuratore aggiunto Francesco Greco e ai pm Luigi Orsi, Laura Pedio, Gaetano Ruta e Antonio Pastore. Documento segreto, ma messo da qualcuno a disposizione di giornalisti. «Pretese ipotesi investigative - replica Formigoni - che sono state pubblicate come vere. Clamorose falsità». Il motivo? «Un altro attacco a un presidente democraticamente eletto - aggiunge - Avevano previsto che sarei caduto già qualche mese fa, ma non è andata così». Certi giornali hanno una «logica della diffamazione infondata, della distorsione degli avvenimenti e della manipolazione che sta avvelenando l'Italia, una logica di cui ha dovuto dolersi anche il presidente Napolitano». Poi l'annuncio delle querele con richiesta danni, mentre la procura di Milano sta procedendo nei confronti dei giornalisti del Fatto per il reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale proprio in relazione agli articoli pubblicati ieri. Con i cronisti chiamati a rispondere di «pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale» per aver reso noto il contenuto di un'informativa dell'inchiesta sul caso Maugeri non depositata e della quale è vietata la pubblicazione. PerPadellaro, invece, omesso controllo.
Anche se, in realtà, ieri ai giornalisti Formigoni voleva presentare un dossier dello Studio legale Stivala per smentire articoli di Repubblica e del Fatto quotidiano pubblicati a maggio. Contestazioni fatte confrontando il testo con i verbali dell'interrogatorio di Daccò del 19 maggio. Come nell'articolo di Repubblica del 26 maggio dove parlando di yacht e vacanze a Daccò si fa dire che «non si può definire come un'esclusiva, perché qualche volta m'imbarcavo anch'io. Però effettivamente ogni anno, da diversi anni, da giugno a settembre Ad Majora è a disposizione di Formigoni». Falsità, secondo Formigoni. Che rende noto il testo dell'interrogatorio di Daccò, di cui è venuto in possesso il suo avvocato. «Quanto detto da Silvio Passalacqua - le parole di Daccò ai magistrati - non è corretto nel senso che anche io ho utilizzato frequentemente le imbarcazioni che Passalacqua dice essere state usate esclusivamente da Formigoni e Perego». Oppure nell'articolo si legge che Daccò «ai magistrati racconta della sua amicizia con Roberto Formigoni, di come abbia ottenuto “molti contratti in nome della sua amicizia“». Mentre nell'interrogatorio si leggerebbe che «ovviamente negli anni ho sfruttato la mia conoscenza personale con Formigoni per accreditarmi di fronte ai miei clienti». Presente all'incontro il giornalista di Repubblica Piero Colaprico che si lamenta del fatto che Formigoni si limiti a «contestare piccoli dettagli dei verbali», senza dare chiarimenti. «È uno scherzo? Mi hanno fatto correre qui, ma mi aspettavo una difesa nel merito». Per questo, replica Formigoni, «ci sarà un giudice a Berlino».