La coppia? Un'associazione a delinquere, i crimini coniugali del duo Placido-Bonaiuto

Debutta il dramma domestico tratto dal testo del francese Éric Schmitt

La letteratura teatrale ha saputo tratteggiare molto bene, nel corso dei secoli, le dinamiche del rapporto di coppia, diventando fonte di ispirazione anche per il cinema. È il caso anche di Piccoli Crimini Coniugali, opera scritta nel 2003 da uno dei drammaturghi più amati e famosi d'oltralpe, Éric-Emmanuel Schmitt e, due anni fa, portata sul grande schermo (non a caso con taglio teatrale) da Alex Infascelli. Allora i protagonisti erano stati Sergio Castellitto e Margherita Buy mentre, da oggi e fino al 14 aprile, saranno Michele Placido (anche regista) e Anna Bonaiuto a portare in scena al teatro Manzoni questo giallo coniugale ricco di colpi di scena. Placido è Gilles, uno scrittore di noir, autore proprio del libro Piccoli Crimini Coniugali, che ha offeso, per il suo contenuto, la moglie Lisa (Bonaiuto). All'inizio, li vediamo rientrare dall'ospedale. Lui, dopo un incidente domestico, ha perso la memoria, tanto da non riconoscere non solo la casa, ma la sua stessa compagna di vita. Lei cerca di aiutarlo a riappropriarsi della sua identità, ma è evidente come il suo sia un tentativo di plasmarlo a proprio piacimento. E lui è veramente smemorato, o finge per un secondo scopo? Una partita a scacchi fatta di attacco e difesa, con certezze che si infrangono, indizi, dettagli, rivelazioni che cambiano un quadro che sembrava acquisito. Ognuno ha i suoi peccati, segreti che tali non sono, in una sorta di gioco al massacro, una lotta senza esclusioni di colpi, fraintendimenti, rancori, gelosie. Come dice Anna Bonaiuto: «Questa coppia è un'associazione a delinquere da tutti i punti di vista: i tradimenti, per carità, si sono sempre usati, ma come tutti, si cerca sempre, in un modo o nell'altro, di salvare il proprio percorso. Già dal titolo, si intuisce la visione dell'autore della coppia: si parte con i toni ironici, toccando punte di aggressività, fino ad evidenziare lacerazioni, per arrivare alla soluzione finale. Diciamolo pure: sono molte le persone che si rivedono nei due protagonisti, perché certe dinamiche sono davvero molto più diffuse di quanto si creda». Michele Placido è rimasto colpito dalla straordinarietà del lavoro drammaturgico «che riesce a tenere desta l'attenzione della platea, dall'inizio alla fine, perché si riconosce nei personaggi. Nonostante l'autore abbia scritto il testo prendendo spunto dalla realtà borghese francese del tempo, verso la decadenza, descrivendo le difficoltà del vivere in coppia, in scena sarà presentato un affresco che dipinge la battaglia universale del matrimonio e della vita a due, non necessariamente uomo e donna. Il lavoro teatrale di Schmitt è un gioco sapiente dai toni ironici e, nel contempo, drammatici: è stato geniale nel saper cogliere le criticità della relazione matrimoniale, creando un meccanismo teatrale che funziona benissimo, capace di mettere in evidenza le debolezze delle persone che stanno assieme. E da qui, la domanda: perché si sta assieme? Resterà pur sempre un mistero».

Firmando l'allestimento, Placido ha saputo mantenere l'equilibrio tra toni ironici e violenti: «Anna mi ha aiutato molto nella messa in scena. Abbiamo anche litigato per costruire uno spettacolo che porti in scena il meglio di noi due. Infatti, la buona resa del lavoro si deve alla capacità dell'attore. Non è sufficiente trovare la parola più adatta: occorre scovare anche la giusta pulsione, senza, però, rischiare di tradire il regista, l'autore, l'adattatore».