La coppia di volontari e il cronista tornato dal "buio"

La sofferenza qui a Lourdes si vede dappertutto, quasi si tocca, nonostante i negozietti di gadget a volte diano l'idea quasi di una gran festa con ammassi di ricordini da portare a casa e dimenticare in un cassetto

nostro inviato a Lourdes

Sogno e sofferenza. Due concetti in apparenza estranei l'uno all'altro, ma che a Lourdes sembrano indissolubilmente legati in un'armonia che prende forma via via che si conoscono i pellegrini lombardi e le prove che hanno dovuto affrontare. Ma anche tutto ciò che la malattia, il dolore, li ha fatti diventare, trasformandoli in persone differenti, sicuramente più forti, spesso migliori o comunque diverse da un tempo. Persone che continuano a venire a prostrarsi davanti alla Madonna apparsa nel 1858 nella grotta di Massabielle. La sofferenza qui a Lourdes si vede dappertutto, quasi si tocca, nonostante i negozietti di gadget a volte diano l'idea quasi di una gran festa con ammassi di ricordini da portare a casa e dimenticare in un cassetto. Vittore De Carli, classe '58, comasco, per oltre 30 anni collaboratore del Corriere della Sera, ha curato l'attività giornalistica di Radio Campione International diventandone direttore.

Vittore, che con l'associazione di volontari Unitalsi ha un legame che dura da trent'anni, era appagato da una famiglia amorevole e da una prestigiosa carriera, quando, tre anni fa, è diventato cronista della sua vita per un gravissimo problema di salute e un intervento con successiva tracheotomia che lo hanno mandato in coma 47 giorni. In tutto quel tempo ha sognato un cammino impervio e sfiancante verso la luce gialla sfolgorante di un «paradiso» mai raggiunto, visto che poi si è risvegliato e ripreso. Questa esperienza, sotto molti aspetti onirica ma anche piena di personaggi e sensazioni ben note a De Carli, la ritroviamo descritta in maniera lucida e circostanziata in un libro - «Dal buio alla luce con la forza della preghiera» (Libreria editrice Vaticana) presentato ieri qui a la chapelle de Notre Dame insieme all'arcivescovo di Milano Mario Delpini, al vescovo emerito della diocesi di Mantova Roberto Busti e all'assessore al dicastero per la Comunicazione della Santa Sede monsignor Dario Viganò. Quella prova, quell'andata e ritorno nell'ottica di una fine quasi certa, ha spinto il giornalista a votarsi completamente al raggiungimento di uno scopo nobilissimo. Delpini sostiene infatti che Milano ha grandi eccellenze sotto il profilo sanitario, ma le strutture di accoglienza per chi viene a curarsi non sono sempre all'altezza.

Per questo ora De Carli ha la sua mission; desidera costruire con Unitalsi sotto la Madonnina una struttura per l'infanzia fragile intitolata al presentatore Fabrizio Frizzi, per anni testimonial per i volontari dell'Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari. E gli altri sogni? Sono quelli dei ragazzi di domani, dei giovanissimi come la milanese Silvia Chini e il brianzolo Giuseppe Duvia, 32enni genitori di Francesco, 4 anni. Dal 2006 entrambi sono ormai di casa all'Oftal (Opera federativa trasporto malati a Lourdes) e sostengono di trovare qui sempre «una nuova carica di vita, che colpisce e dà una gioia sempre differente». Lei dama, lui vice responsabile dell'associazione, ieri mattina, dopo la messa celebrata davanti alla grotta da monsignor Delpini, lo hanno accolto nella grande sede di Lourdes dove l'arcivescovo ha salutato i 170 malati, gli oltre 600 pellegrini e tutti coloro che, come Silvia e Giuseppe, qui, in qualità di volontari (470) fanno i veri miracoli.

E oltre a ad aiutare i malati, li ascoltano. «È questo il nostro sogno - dichiara Silvia - continuare ad aiutare e ad ascoltare chi soffre». Del resto proprio l'arcivescovo di Milano in mattinata, durante l'omelia della Santa Messa alla Grotta, aveva detto che «i credenti stanno presso la Croce come la gente che ascolta. Il momento è tragico e la sconfitta, l'abbandono, è desolante. Eppure loro sono vicini a Gesù, allo stremo, mentre tutto va verso una conclusione fallimentare».

Dopo la processione eucaristica pomeridiana, ieri sera Delpini ha affrontato un fuori programma, presiedendo forse la più avvincente delle manifestazioni religiose, la processione aux flambeaux , con le fiaccole. Anche lui probabilmente animato da quella sofferenza da cui, come aveva precisato qualche ora prima, «viene ancora una consolazione, un finire che può essere un inizio».