La corsa dell’«uomo tachimetro» per disegnare la nuova maratona

Jean Marie Grall pianta chiodi sull’asfalto per calcolare i 42,195 km . È uno dei pochi al mondo. Usa una bici che deve tarare ogni 4 ore e «misura» anche l’umidità. La gara vale solo se prima è passato lui

«Quarantaduemilacentonovantacinque metri, esattamente». Tutto d’un fiato, l’uomo-tachimetro non perde tempo e non ammette approssimazione. Una distanza che è sempre la stessa, ché la maratona è la maratona. Storia di un mestiere improbabile, di brevetti, sport e primatisti, di puntiglio, scrupolo e precisione. Storia di Jean-Marie Grall, l’uomo che misura distanze.
Dieci anni, il tempo utile perché monsieur Grall - classe 1946 da Rennes - diventasse «misuratore ufficiale Iaaf», internazionale federazione d’atletica. Prima le corse minori in Francia, poi i circuiti internazionali, alla fine le olimpiadi. Per capirci, se cento metri sono proprio cento, è perché c’è monsieur Grall che li conta, che se ci corri sopra e fai il record allora vale. E così esibisce un biglietto da visita da «esperto misuratore». «Normale, no?». Così, anche a Milano. Alba, anche prima. Mezz’ora dopo le quattro, che in giro non c’è un cane. Monsieur Grall in corso Venezia conclude i preparativi. Pronta la bici, pronti tondini, sigilli per punzonare e chiodi «miliari», giacchetta catarifrangente, berretto, calcolatrice-taccuino-pennarello, bindella di metallo da cinquanta metri. Cielo che comincia a schiarire, e Grall inforca la bici, si mette alla testa di una carovana nottambula e sono lui, tre assistenti «a pedali», e la scorta di vigili urbani in macchina e moto. A dicembre si corre la «Milano City Marathon», ma le misurazioni si fanno adesso. Ultima domenica di luglio, città deserta «e le cose è bene farle per tempo».
Tecnica della metratura di Grall: prende la bici, applica alla ruota uno speciale tachimetro prodotto solo a San Francisco, lo tara su una distanza di cinquecento metri, inforca il percorso stabilito per la gara. Ogni cinque chilometri si ferma, segna con un pennarello un punto per terra, riporta le misure sul taccuino, estrae la calcolatrice «Casio» modello «Boston Mit» (di quelle che non temono equazioni), pianta due chiodi «miliari» punzonati ai lati della strada, scatta decine di foto per il «dossier», prosegue verso i prossimi cinque chilometri. Ogni ora, ricalibra lo strumentino d’Oltreoceano, perché magari fa più caldo e l’asfalto è colloso e le ruote della bici sgonfie, e allora capita che si sbagli anche di venti centimetri, che sono inezie da normodotati, ma non per monsieur Grall. E così fino al chilometro quarantadue, col bonus di altri centonovantacinque metri. Una volta dalla partenza all’arrivo, un’altra di controllo in senso contrario. E se - Dio ne scampi - i conti non dovessero tornare, il tragitto se lo fa pure la terza volta. Dodici ore di lavoro e centocinquanta chilometri di «sgambata». Un atleta.
E un pignolo. «Ci vuole metodo, rigore, cura», la «Trimurti» di Grall. Così si diventa «esperti misuratori Iaaf». «Chi fa questo mestiere deve essere in forma fisica, amare le cifre e possedere rigore. Generalmente è uno sportivo, che nel mondo dell’atletica ci vuole restare anche dopo aver abbandonato le corse». E il fisico di Grall tradisce trascorsi da podista. Gambe nerborute, giusto qualche chilo in più sedimentato sul girovita. «È che prima si misura, poi si va a mangiare e bere coi colleghi». Così scopri che i colleghi sono trenta in tutto il mondo (otto in Europa), e lui è il migliore. Il più «temuto». Come lui (o quasi), solo Roger Hogdhson dalla Germania, quello che - raccontano - ha fatto impazzire gli organizzatori della maratona di Ferrara per un pennarello. «Perché - diceva Hodghson - se non me ne date uno con la punta sottile, come faccio a segnare con precisione i chilometri per terra?».
Snocciola i record del passato, Grall. «Tre minuti e cinquanta secondi nei millecinque, due ore e trentadue minuti nella maratona». Quanto tempo fa, monsieur? «Prima che i capelli cominciassero a diventare grigi». E i record del presente? «Ho misurato alle Olimpiadi di Atlanta e Atene, ai campionati del mondo di Parigi, alle corse di Roma, Firenze, Brescia, e a quelle di mezzo mondo. E non sempre è facile». Come in Madagascar, «quando la scorta mi ha chiesto i soldi della benzina, e poi è sparita». E cos’ha fatto, allora? «Ho continuato a misurare, come sempre». E dopo Milano, monsieur Grall? «Vado a misurare la maratona di Rotterdam». E com’è? «Quarantaduemilacentonovantacinque metri». Ça va sans dire, monsieur le tachimètre...