La corsa delle donne manda in tilt il traffico

La manifestazione nelle arterie più affollate del venerdì sera

"Nikee We Own The Night", la corsa notturna di 10 km

Venerdì sera, ore 21: le vie del centro sono congestionate dal traffico. Le auto in folle rombano inutilmente, i motorini zigzagano spericolati pur di cavarsi fuori dall'ingorgo. Qualcuno esce dall'auto innervosito e, chiacchierando con il vicino, prova a buttare lo sguardo più in là per cercare di capire cosa crea l'intoppo: viale Melchiorre Gioia, una delle arterie più importanti di Milano che dalla periferia Nord porta fino al centro storico, è transennata per permettere alle migliaia di donne in arancione di partecipare alla corsa «We own the night» organizzata dalla Nike. «Ma com'è possibile paralizzare la città il venerdì sera?», chiede stizzito un trentenne in giacca e cravatta al ghisa che scuote la testa per evitare storie.
Da Porta Nuova a via Cenisio è un serpentone infinito. Qualche clacson strombazza nella vana speranza di far muovere la coda: c'è chi vuole tornare a casa dopo la giornata in ufficio e chi spera di raggiungere gli amici al ristorante o chi impreca perché il film al cinema non aspetta. I più non sanno che la città è paralizzata per permettere a qualche centinaio di signorine di correre. «We own the night» è il nome dell'iniziativa targata col baffo, «La notte appartiene a noi». Appunto. Tutti gli altri, fermi in code che arrivano oltre il chilometro. Da Porta Volta alla Stazione Garibaldi i vigili faticano a coordinare il traffico. Qualcuno tenta spericolate inversioni a «u» intasando anche il senso di marcia opposto. Oltre le transenne, invece, donne di ogni età, strizzate in tutine arancioni fluo, corrono sorridenti. Qualcuno applaude, i più imprecano. Nemmeno i lampeggianti della polizia locale stempera gli animi degli automobilisti. «Fermi la corsa, non è una competizione ma un evento amatoriale», implora una signora che deve tornare a casa perché la babysitter minaccia di piantarle il figlio a casa da solo. Ma le lamentele non smuovono i vigili: “Dovete aspettare che passino tutte quante...».