Corte dei conti ammette i tagli di spesa

Luca Fazzo

Alla fine il difensore di Roberto Maroni perde la pazienza e sbotta contro il testimone: «Bisogna cavarle le parole come dal dentista!». E per questo si prende il rimbrotto del presidente del tribunale, Maria Teresa Guadagnino. Ma intanto, anche se a fatica, il testimone ha ammesso: secondo la Corte dei Conti, sotto la gestione Maroni, la spesa per gli staff regionali si ridusse drasticamente, rientrando nei limiti di legge.

Il testimone è un magistrato proprio della Corte dei Conti, Alessandro Napoli, e la sua testimonianza è importante perché secondo la Procura i favori illeciti fatti da Maroni alle sue collaboratrici Maria Grazia Paturzo e Mara Carluccio erano causati anche dalla impossibilità di assumerle direttamente nello staff di Palazzo Lombardia. La Regione, infatti, secondo il pm Fusco aveva sforato i limiti che obbligavano a tagliare del 50% il budget per le collaborazioni esterne. E quindi per «sistemare» la Carluccio e la Paturzo , il governatore era dovuto ricorrere alle pressioni su Expo.

In aula, il testimone Napoli spiega però che a obiettare sui budget regionali per gli staff politici era stata solo la Procura della Corte dei Conti, ovvero l'organo dell'accusa. Quando l'esame del bilancio regionale era arrivato all'esame della Corte, le tesi della Procura erano state bocciate, e la voce di bilancio promossa senza obiezioni. Rispetto agli oltre nove milioni spesi nell'ultimo anno della presidenza Formigoni, ammette Napoli, nei primi nove mesi della presidenza Maroni - cioè fino a dicembre del 2013 - vennero tagliati oltre tre milioni. La Procura contestò comunque lo sforamento, ma la Corte fu di diverso avviso. Nel 2014 la spesa scese ancora, fino ad un avanzo sul budget di seicentomila euro.

Sul tavolo del processo restano comunque gli altri elementi che secondo l'accusa avrebbero spinto Maroni a fare assumere Maria Grazia Paturzo in Expo e a farla poi inserire nella delegazione Expo per la Cina, ovvero la «relazione affettiva» che li avrebbe legati. Ieri in aula, interrogando il maresciallo dei carabinieri che ha condotto le indagini, il pm Fusco ha evitato domande dirette su questo tasto delicato, ma ha comunque rimandato alle intercettazioni telefoniche, trascritte e depositate, che documentano la confidenza tra i due.

La testimonianza del maresciallo prosegue il 3 novembre, in attesa del piatto forte, ovvero l'interrogatorio in aula del sindaco Giuseppe Sala, ex numero 1 di Expo.