«Così abbiamo fatto rinascere le perle del Lago Maggiore»

I Borromeo riaprono al pubblico i giardini delle Isole In un libro la storia di una meta del «Grand Tour»

Marta Calcagno Baldini

«Se le Isole Borromee fossero in mano allo Stato non credo sarebbero conservate così», dice al Giornale Paolo Pejrone, uno degli architetti italiani specializzati in parchi, vivai, spazi esterni tra i più accreditati nonché ideatore del nuovo volume edito da Electa «I giardini delle Isole Borromee» (175 pp con fotografie di Dario Fusaro, 29 euro), presentato alla stampa all'inizio della primavera durante la giornata ufficiale di riapertura della stagione estiva delle Ville e i giardini sull'Isola Bella, Isola Madre, sul Lago Maggiore, e della Rocca di Angera. Proprietà della famiglia Borromeo da 500 anni, durante la bella stagione ogni anno le due isole e la Rocca sono a disposizione dei visitatori che vogliano ammirarle, e si è appena aperta la stagione per il 2017, che si concluderà il 22 ottobre senza un solo giorno di pausa e con orario continuato dalle 9 alle 17.30. Il «così» di Pejrone è infatti da intendere in senso elogiativo data l'organizzazione per mantenere aperto e visitabile il luogo, ma soprattutto per le 2500 specie vegetali ancora perfettamente conservate nei giardini delle Ville. Luoghi che la famiglia Borromeo non tiene per sé, anzi. Oltre ad aprire alle visite ogni stagione le due isole e la Rocca di Angera, presenta diverse pubblicazioni e studi sul territorio: «libri come quello presentato oggi vogliono far conoscere e diffondere la bellezza di queste isole» dice la principessa Marina Borromeo, moglie del Conte Marchese e Principe Vitaliano. Gli inglesi definiscono questi giardini «un'Arca di Noè» fin dai tempi del Grand Tour: erano infatti ospiti d'onore, insieme ai tedeschi, e si voleva provassero un'esperienza unica passeggiando per quei sentieri. Oggi 100 persone lavorano tutti i giorni al mantenimento della vegetazione. «La manodopera qui deve essere molto esperta confida il signor Gianfranco, 60 anni di cui 40 al lavoro tra i giardini delle Isole - preferiamo persone con una forte esperienza sul campo date le specie che devono essere trattare». Ci sono casi, in questi giardini, che stanno marcando la storia della botanica: come il Cipresso del Kashmir del 1862, piantato sull'Isola Madre grazie a Vitaliano IX. Appassionato naturalista, faceva arrivare semi rari da ogni parte del mondo da esperti botanici come Joseph Pentland, irlandese che a lungo visse in America centrale: «Li faccia seminare subito scrisse al Conte-, è una specie che sarà propizia per i boschi del Lago Maggiore». In una notte di giugno del 2006 il Cipresso è stato sradicato da una violenta tromba d'aria: «Era quasi morto ci dicono - Poi pian piano è rinato». Tra i glicini, le magnolie, le camelie, ma anche eucalipti, banane e palme, la visita sarà completa dopo aver visto anche i Palazzi con opere d'arte che racchiudono particolari collezioni (come quella delle Bambole francesi e tedesche ottocentesche all'Isola Madre).