Così un ladro «gentiluomo» ha svaligiato la mia casa

Porta blindata scassinata, ma nessun danno inutile E il nocciolo della pesca l'ha buttato nella differenziata

(...) abbia retto meglio del defender. Il mio senso di spaesamento è finito subito: girando la maniglia la porta si è aperta. Evidentemente il ladro nella doppia mappa si è orientato benissimo.

Ecco, è a questo punto che raggiungete la certezza di aver svoltato verso il surreale e di essere entrati in quel girone dantesco in cui non si vorrebbe mai finire: sì siete anche voi tra quegli sfigati che si vedono svuotare la casa in pieno agosto. Basta accendere la luce (son tornato di sera da un lungo week end) per vedere che nel salotto tutto è spostato dove non dovrebbe. E qui, devo dirlo, un po' del mio vecchio e rudimentale addestramento militare è saltato fuori. Sì invece di urlare «No il decoder no... Dio fai che mi abbia lasciato il decoder...» mi è sopraggiunto il dubbio che il voleur fosse ancora dentro. Tra la fuga e il combattimento la scimmia che è in me ha scelto il secondo (mai stato sveglio). Così ho iniziato a zampettare nella mia abitazione brandendo il martello che tengo nell'armadio all'ingresso e un coltello rampato al volo in cucina. In tre minuti ho finito la perquisizione nella stanza di mia figlia, l'ultima in fondo. Nel farla mi sentivo un incrocio tra Rambo e un ninja. Arrivato di fronte allo specchio che la cucciola ha posizionato vicino alla finestra mi sono visto riflesso. Più che Rambo sembravo un cretino con un martello, un cretino a caccia di un fantasma che si è già volatilizzato coi gioielli di famiglia. E finita l'adrenalina resta solo la tristezza e il disordine.

Devo essere onesto, fortunatamente il «mio» ladro (a questo punto ha rovistato in tutti i miei cassetti quindi abbiamo un rapporto di familiarità) è un signor professionista. Non ha rotto niente. Ha accatastato con cura. E poi ha scelto solo cose piccole e d'oro da portare facilmente via. Non gli sono grato di sicuro, anzi! Però non ha fatto un graffio in più del necessario. Come avesse un suo senso delle regole, come a segnalare un pedigree da «vecchia scuola» della mala (mi ha fatto pensare a un Luciano Lutring in sedicesimo). Tanto per dire: nel mentre gli è venuta fame e ha mangiato una pesca. Il nocciolo lo ha buttato nel contenitore dell'umido. Certo un po' mi ha offeso che abbia lasciato lì i miei orologi, come a dire: «Robetta, non ne val la pena». Ma forse perché ho le sbarre alle finestre si aspettava chissà che. E questo vorrei dirglielo, al ladro: non è che le sbarre le ho messe per fargli fare fatica per niente. È che ormai il milanese medio ha molta paura di vedersi entrare in casa gente che non è affatto della vecchia scuola. Gente che ti massacra. Anzi, se ha una casa spero che il ladro abbia le sbarre, prima che entri qualcuno che gli rifili trenta coltellate per rubargli le due robe che a rubato a me.

Comunque intristito, ho barricato l'inutile porta blindata ormai non molto chiudibile e ho aspettato mattina facendo ordine. Poi è iniziata la parte, senza adrenalina, che è il vero girone dantesco. La denuncia a un povero agente che per mezza estate ascolta solo raccontare di furti e digita un elenco di oggetti che sa non verranno mai ritrovati. Il derubato prova ad aggiungere dettagli, nella speranza che servano a riconoscerli meglio. Ma l'agente sa... Cerca di tagliar corto. Persino questo ragazzo educato e studiato che è toccato a me. Gentile e colto (tiene sulla scrivania una biografia storica sul generale Diaz) ascolta, sorride comprensivo, ma ha l'espressione di chi ha perfettamente chiaro che le denunce si ammucchiano, i delinquenti in galera un po' meno. E poi è questione di fabbri, di sperare che una nuova serratura sia migliore di quella vecchia. Ho fortuna anche con il fabbro, a venire ci mette solo tre giorni, «Sa è agosto lavoro tantissimo...». Bravo ragazzo anche il fabbro è per carità, il lavoro è lavoro. Contando le sbarre, la porta vecchia e quella nuova ho speso inutilmente tre volte quello che mi hanno rubato. Però ho la pretesa di avere un angolo di mondo dove sentirmi sicuro (adesso sono arrivate anche le telecamere che mi segnalano intrusioni sul cellulare) e dove poter far entrare solo chi voglio io e non intendo rinunciarci. E ora stanco e mentre aspetto che quella sensazione di precarietà che ogni violazione della propria proprietà più sacra, la casa, si porta dietro si sciolga pian piano, vorrei che questa storia avesse una morale. Ma non ce l'ha. E non chiedetemi cosa avrei fatto se entrando in casa mia, impugnando un martello, il ladro l'avessi incontrato davvero. Quello che avrebbe potuto fare lui non lo so e mi fa paura, quello che avrei fatto io temo di saperlo e me ne fa di più. Per fortuna è andata diversamente e ora al massimo, se la giustizia dovesse stupirmi (temo di no), lo andrò a trovare in galera. Ma niente arance, se del caso gli porterò delle pesche e un contenitore dell'umido.