Così Maroni ha sfilato l'Expo a Pisapia

È vero che il Comune ha meno soldi della Regione, ma è altrettanto vero che in questo momento la Regione ha molte più idee del Comune. Ed è per questo che Roberto Maroni è riuscito a portargli via l'Expo, un'impresa che non era riuscita nemmeno a un politico di lungo corso come Roberto Formigoni che a presidiare Palazzo Marino aveva trovato un mastino come l'allora sindaco Letizia Moratti. Non è stato così per Giuliano Pisapia. Nessuno screzio e la massima collaborazione istituzionale con il governo e Palazzo Lombardia, ma certo non un grande entusiasmo per quello che comunque sarà il più importante evento organizzato dal nostro Paese nei prossimi anni. Come ha testimoniato il Tavolo infrastrutture insediato lunedì in Regione e di cui Maroni ha preteso il posto d'onore (e di oneri), scegliendo come interlocutore a nome del governo il ministro Maurizio Lupi, un altro lombardo di centrodestra che ha ben capito quale portata possa avere per il rilancio dell'economia un tale appuntamento. Si obietterà che le infrastrutture son di competenza regionale, ma non è un caso se grazie alla caparbietà di Maroni grandi opere come Pedemontana, BreBeMi e Tangenziale esterna si faranno, mentre è stato un flop il piano delle nuove metropolitane che avrebbero dovuto rivoluzionare il trasporto in città. Così come sono falliti il progetto del grande «oro botanico planetario» con le serre dello studio di Stefano Boeri e le Vie d'acqua che sarebbero dovuti essere i grandi lasciti dell'Expo a Milano. Non se ne farà nulla. Un po' per ragioni oggettive, molto per l'incapacità del Comune ad affrontare sfide difficili, ma che andavano affrontate con altra determinazione. Tanto che Maroni ha ribadito la volontà di affiancare a Gianni Confalonieri, il subcommissario all'Expo scelto da Pisapia, un suo uomo. Probabilmente un tecnico dalla grandi capacità come quell'Antonio Rognoni che per anni è stato l'anima di Infrastrutture lombarde.
Ben diverso il clima in Regione da quando Maroni ha deciso di scalare l'evento del 2015 affiancandosi al commissario Giuseppe Sala, l'uomo che con il suo arrivo ha dato la vera svolta all'Expo. Perché oltre alle autostrade, anche il grande progetto della Città dello sport con il nuovo stadio per Inter e Milan sui terreni di Rho-Pero porta la firma di Maroni. E poi il velodromo, il nuovo palazzetto e la piscina olimpica che Milano aspetta da anni. Così come la voglia di costruirci il nuovo centro di produzione Rai, una Saxa Rubra milanese dopo la dismissione dello storico palazzo di corso Sempione. C'è da dire che il timore di Pispia è che i sei mesi dell'Expo possano trasformarsi in una grande seccatura per i milanesi. E lui, proprio allora, comincerà la sua campagna elettorale. Dovesse l'Expo andar male la colpa sarebbe tutta di Maroni, dovesse andar bene sarebbe per Pisapia un perfetto trampolino di lancio. Ma in quel caso a diventare vincente sarebbe la candidatura di Sala, con Maroni che potrebbe giocarsi l'Expo al momento di ricandidarsi governatore.