"Così in un'ex fabbrica abbiamo inventato il distretto dei creativi"

La direttrice di Superstudiopiù racconta la nuova mostra e l'avventura di zona Tortona

Gisella Borioli, anima e amministratore delegato di Superstudio Più, cuore pulsante di Zona Tortona, come è nato il Fuorisalone che quest'anno compie vent'anni?

«Nasce grazie a un'intuizione di Gilda Boiardi, direttrice di Interni che ebbe l'idea di esporre oggetti di design fuori dalla fiera. Interni curava le installazioni artistiche in Statale e poi c'era qualche negozio che esponeva in vetrina oggetti di designer».

Come nasce Zona Tortona?

«Ecco io ho avuto l'intuizione di immaginare il primo distretto espositivo fuori dalla fiera, con il Superstudio Più, era il 2000».

Cos'era il Superstudio Più?

«Superstudio era la fabbrica delle General Electric di 22mila metri quadrati, che venne messa in vendita a giugno 2000 metri quadrati. Io e mio marito stavamo cercando uno spazio di 1000 metri quadrati: lui aveva bisogno di un atelier, io cercavo uno spazio espositivo per l'arte. Già era attivo il Superstudio 13 di via Forcella dove ospitavamo 13 studi di fotografia e uno studio televisivo. Ci innamoriamo della fabbrica, che era attiva e decidiamo di trasformarla in un centro per la città: ospitavamo creativi, studi di design, street artists, insomma chiunque volesse esporre fuori dal Salone del Mobile. Allora non era come adesso: gli spazi pubblici scarseggiavano e quelli che c'erano erano troppo selettivi. Zona Tortona nasce da questa idea: trasformare il Superstudio Più, con il Superstudio 13 in un centro per le espressioni delle arti contemporanee».

La prima manifestazione che avete ospitato?

«Sei mesi dopo organizziamo la sfilata di Vivienne Westwood in mezzo alle operaie e ai macchinari della General Electric. Qualche mese dopo incontro Giulio Cappellini, era un amico, e lo porto a visitare lo spazio: decide di trasferirsi da noi, insieme al gruppo francese Via che espone designer emergenti, Superstudio13 e Recapito Milanese. Colleghiamo le sedi con dei bolli rossi a terra. Così nasce Zona Tortona».

Zona Tortona viene seguita pochi anni dopo da Zona Lambrate Ventura, Brera, le 5vie, fino ad arrivare a quota 12...

«Quest'anno c'è stata un'invasione. Il mio timore è che il Fuorisalone sia diventato troppo dispersivo. Il rischio è che si abbassi la percezione della qualità».

Cosa fare?

«La mia proposta, se i distretti rimarranno dodici o più nei prossimi anni, è quella di allungare la design week di qualche giorno, come si fa con la Settimana della Moda».

Cosa si può vedere al Superstudio quest'anno?

«It's time to color! è l'anno del colore: dopo anni di colori neutri, di bianchi, neri e grigi, il minimalismo e il rigore lasciano spazio al colore».

Cambiano anche i materiali?

«Protagoniste sono le resine, le plastiche, i laccati e le trasparenze».

Altro grande tema?

«La robotica, ovvero come gli oggetti di design dialogano con gli smart systems, e l'artigianalità».

Per esempio?

«Abbiamo una macchina che legge l'abbigliamento di una persona e ne indovina lo stato d'animo. Oppure un sistema 3D immersivo progettato da Dassault Systèmes, che a partire da un disegno in 3D ricostruisce il contesto in realtà aumentata. LG festeggia i suoi settant'anni con un'installazione museale: le pareti di vetro trasparenti all'improvviso si animano con colori, luci e suoni. Contemporaneamente saranno esposti i prodotti di piccole aziende artigiane».

Com'è cambiato il design in questi vent'anni?

«È meno rigoroso, più eclettico e fluido. Il tema della forma/funzione appartiene al passato».