Cosche, i boss non rispondono al gipGli interrogatori di garanzia

Hanno deciso di non rispondere alle domande del gip Stefania Donadeo quattro degli otto arrestati ieri nell'ambito dell'inchiesta della Dda sulle infiltrazioni della mafia nel capoluogo lombardo che ha portato in carcere la figlia e il genero di Vittorio Mangano, morto nel 2000. Tra gli arrestati per associazione mafiosa, che hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, c'è Alberto Chillà che, secondo l'accusa, era la «persona di fiducia dei vertici» della cosca e svolgeva «un ruolo di cerniera tra gli stessi e gli ulteriori partecipi». Chillà, stando alle indagini dei pm Marcello Tatangelo e Alessandra Dolci, avrebbe aiutato Enrico Di Grusa, il genero di Vittorio Mangano, la figlia di quest'ultimo, Cinzia Mangano, e Giuseppe Porto «nella gestione delle società cooperative», il business con cui la mafia creava «fondi neri» per aiutare i latitanti e per reinvestire capitali illeciti. Altri tre arrestati rinchiusi nel carcere di Opera, Walter Tola, Orlando Basile e Antonio Fabiano, che sarebbero stati una sorta di «luogotenenti» della cosca, hanno adottato la stessa linea di Chillà non rispondendo al gip.
Previsti per oggi gli interrogatori di garanzia di Cinzia Mangano, Enrico Di Grusa, Giuseppe Porto e di Vincenzo Tumminello.