Credere, obbedire e... studiare A scuola con il Duce

Esposta una raccolta di quaderni, libri, illustrazioni e pagelle che racconta l'istruzione durante il Ventennio. Dalla riforma Gentile

Braghe corte, uniforme o grembiule e riga in mezzo. Cantavano «Fischia il sasso, il nome squilla». Alcuni, magari, erano anche intrepidi come richiesto dai tempi, molti altri solo curiosi, come i bimbi di tutti i tempi. Figli della lupa e balilla del ventennio andavano a scuola e come i nostri figli studiavano e sudavano, fra greche, insiemi, dettati e «conticini». A riscoprire le «sudate carte» dei piccoli e delle piccole italiane fra il 1924 e 1943, aiuta oggi una mostra allestita ad ingresso libero nell'ex chiesetta del Parco Trotter, che da domani al 17 maggio mette in luce i cardini della scuola italiana durante il ventennio fascista. Realizzata dall'Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como, curata da Elena D'Ambrosio, «A Scuola con il duce» si inserisce nell'ambito delle iniziative di «Milano si fa storia», promosse del Comune, in collaborazione con Anpi Milano. La mostra racconta la vita degli scolari nel ventennio, grazie ad una vasta serie di quaderni, libri scolastici e fotografie. Come scrivevano, che cosa studiavano: lo raccontano una trentina di pannelli, esposti per nuclei tematici. Fra le illustrazioni a colori, spiccano anche pagelle, certificati di studio, narrativa per ragazzi e perfino i francobolli antitubercolari con alcune chicche per gli amanti della filatelia. L'esposizione è il risultato di una ricerca iniziata nel 1999 con il recupero dei testi scolastici e dei quaderni della scuola elementare del tempo. Fondamentale il contributo dell'Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta che possiede una vasta raccolta di documenti che nel tempo si è arricchita anche di testimonianze relative non solo alle «elementari», ma si è ampliata coprendo l'intero ciclo di studi, con medie inferiori e superiori. Il punto di partenza? La riforma scolastica del 1923 firmata da Giovanni Gentile e adottata durante il fascismo come risposta alla crisi che aveva investito globalmente l'istituzione scolastica, con accentuazioni autoritarie ed elitarie. «La più fascista delle riforme», come la definì lo stesso Mussolini, fu in realtà criticata anche in ambito fascista e sottoposta a continui ritocchi fino alla nuova «Carta della Scuola» varata nel 1939 dal ministro Bottai. La scuola restò sempre sotto la lente d'ingrandimento sia durante il ventennio sia poi, perché era considerata il più efficace strumento per l'organizzazione del consenso di massa ispirato a «Credere, obbedire e combattere». Un importante approfondimento sul tema è in calendario mercoledì 13 maggio alle 18.30 con una lettura di temi e dettati dell'epoca fascista tratti da una raccolta di oltre 600 quaderni di scuola. Info: Parco Trotter, via Giacosa 46 (MM Rovereto) dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 17. Tel 0276023372.