Crisi egiziana, in Lombardia l'accoglienza al collasso

L'ombra delle piramidi sulla Lombardia. La rivoluzione in Egitto manda in tilt la nostra rete d'accoglienza. Lo spiega l'assessore alla Sicurezza della Regione, Simona Bordonali, dopo una riunione a Roma fra gli amministratori di diverse Regioni con il ministro Graziano Delrio. Sono 25 mila le persone sbarcate dall'inizio della crisi egiziana, una massa che «ha portato il sistema di protezione per i rifugiati a superare il limite massimo, con la necessità di reperire 7 mila e 500 posti contro i 3 mila previsti».
L'assessore lombardo ha chiesto che sia attuata una politica di «corresponsabilità» da parte di altri Stati, che invece respingono coloro che fuggono da un Paese dove la lotta potrebbe essere annosa, e sul quale s'addensa una previsione nefasta di centinaia di migliaia di morti. «Non si tratta ancora d'emergenza ma di flussi non programmati» ha detto Simona Bordonali, intervenendo anche sul significato stesso dell'espressione «diritto d'asilo».
«Con questa locuzione non si deve intendere un diritto acquisito, perché bisogna distinguere fin dall'inizio la figura del profugo da quella del clandestino». E' necessario «stipulare accordi bilaterali» con i Governi d'origine, i quali «devono farsi carico delle operazioni di rimpatrio».
Il Nilo dorato che ha accolto molti nostri vacanzieri, ora diventa un fiume umano che si riversa sull'Occidente e chiede la salvezza di vite umane.