Crisi, meno iscritti alle private Classi da 26 nella scuola pubblica

Conto alla rovescia per 900mila ragazzi lombardi. Scatta infatti oggi l’ultima settimana di scuola. Ultimi compiti, ultime interrogazioni, ultime verifiche. Per chi ha qualche voto da aggiustare anche le giornate più faticose. Venerdì è ormai a un passo. Poi, sarà vacanza per tre mesi. Chi dovrà aspettare ancora per godersi il meritato (o non meritato...) riposo saranno circa 90mila ragazzi che devono sostenere l’esame di terza media e altri 83mila che dovranno passare attraverso la «maturità». «Fate un esame di coscienza - consiglia per questo scampolo di anno Giuseppe Colosio, direttore dell’Ufficio scolastico regionale - e chiedetevi “Se mi fossi dato da fare prima?“. Spero che la maggior parte non debba fare la corsa dell’ultimo minuto». Se per i ragazzi i giorni di scuola ormai si contano sulle dita di una mano, il direttore Colosio ha già l’occhio su settembre e sull’avvio del prossimo anno. Che si aprirà con una sorpresa: in prima alle superiori ci saranno in media 26 ragazzi per classe contro i 24 dello scorso anno. Un problema che Giuseppe Colosio sta già affrontando. «La crisi economica ha ridotto le iscrizioni agli istituti paritari convogliandole alle scuole pubbliche. Quindi dovremo affrontare un ulteriore problema di organico». Mancano i professori, mancano anche i maestri. Mancano risorse a tutti i livelli. La scuola pubblica è in sofferenza e questa non è una novità. Giuseppe Colosio ha fatto due conti per dimostrare che se tutti i ragazzi iscritti alle scuole paritarie decidessero di inserirsi nel pubblico i costi per le scuole statali lieviterebbero in modo abnorne. «I 120 milioni di euro che in Lombardia vengono dati alle scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato un miliardo e 300 milioni di euro necessari per garantire insegnanti e strutture a ulteriori 300mila iscritti», entra nel dettaglio il direttore. La crisi nella scuola pubblica è un dato di fatto. «Purtroppo dobbiamo fare i conti con la razionalizzazione delle risorse - spiega Colosio - Le scuole non possono essere lasciate senza risorse. Ma per una serie di ragioni tecniche il trasferimento dei finanziamenti ai nostri uffici da parte dello Stato non c’è stato». L’Ufficio regionale non ha infatti ricevuto un euro per le sue 13 sedi. «Pensi che ho restituito anche l’unica auto di servizio che avevamo. Non abbiamo disponibilità economica, anticipiamo tutto di tasca nostra sia le spese di riscaldamento, di pulizie e anche gli spostamenti dei funzionari». Tant’è vero che per il prossimo anno «stiamo facendo un ragionamento di spending review per limitare le spese», annuncia. «Abbiamo chiesto alla Provincia di aiutarci condividendo alcuni spazi per tagliare i costi da un milione a 400mila euro a 500-600 mila euro al massimo. Lo faccio volentieri perché la pubblica amministrazione deve avere in questo momento un grande senso di responsabilità. Anche alle scuole ho detto di puntare solo alle attività fondamentali per evitare di chiedere alle famiglie ulteriori contributi. Noi che operiamo nel mondo educativo dobbiamo avere responsabilità doppia rispetto ad altri settori della Pubblica amministrazione». Una buona notizia? «Finalmente dovrebbero arrivare le nuove 355 nomine di dirigenti scolastici vincitori del concorso. A luglio dovremmo fare le nomine così ogni scuola avrà il suo responsabile e non uno a mezzo servizio. I punti di riferimento sono importanti». Oggi poi sarà a Mantova per affrontare i problemi dati dal terremoto e garantire spazi in cui fare le prove «e soprattutto tranquillità ai quei ragazzi già così provati».