Crollo di Porta Romana: Comune e costruttore nel mirino della Procura

Aperto un fascicolo contro ignoti per «crollo colposo» Già a inizio luglio le prime avvisaglie del cedimento

La domanda se la stanno facendo anche negli uffici della Procura: era possibile evitare che in corso di Porta Romana si aprisse una voragine tanto profonda e larga da poter inghiottire un furgone? È una domanda che accompagna l'apertura di un facicolo per «crollo colposo di costruzione», ancora contro ignoti, ma con tre obiettivi evidenti. Innanzitutto l'amministrazione del condominio sotto cui ha ceduto la strada, poi la società incaricata di realizzare i lavori per mettere in sicurezza il piano interrato dei box, e infine il Comune che - al momento è solo un'ipotesi investigativa - potrebbe non essere stato sufficientemente incisivo nel richiedere gli interventi necessari a evitare il crollo.

Perché già a inizio luglio c'erano state le prime avvisaglie. Acqua e fango avevano invaso i box, e in quell'occasione i tecnici di Palazzo Marino aveva eseguito un sopralluogo. Tuttavia, nell'edificio all'angolo tra corso di Porta Romana e via Vaina non è stato fatto nulla. Per tre settimane. Così, complici i violenti temporali, sabato scorso la strada si è aperta. I pm, dunque, si domandano se le prescrizioni del Comune siano state sufficientente stringenti. In alternativa, se la società incaricata di svolgere i lavori abbia davvero fatto quanto richiesto per mettere in sicurezza lo stabile. Un edificio che, tra l'altro, anche un anno fa aveva avuto più di un problema con l'amministrazione. Il 7 agosto del 2013, infatti, Palazzo Marino aveva inibito l'uso dei box per mancanza delle certificazioni anti-incendio. E sempre in quella data aveva reiterato un provvedimento già emesso per ordinare la messa in sicurezza dell'area. Un problema riportato anche nella relazione che i tecnici comunali hanno depositato in Procura, e nella quale viene ripercorsa la vicenda dei lavori nell'edificio di corso di Porta Romana dalla società «Santa Caterina srl», la quale non sarebbe intervenuta nonostante le disposizioni dell'amministrazione.

Si arriva così al 3 luglio scorso, a cinque giorni da un primo cedimento del manto stradale con infiltrazioni di acqua e fango nei locali interrati. La società aveva comunicato che i lavori per mettere in sicurezza l'edificio erano stati portati a termine. In realtà, i tecnici del Comune avrebbero riscontrato aperture non autorizzate lungo la muratura dei box e varchi tamponati in modo irregolare. La richiesta, ovviamente, era che le irregolarità venissero sanate. Ma l'obbligo sarebbe stato eluso per quasi tre settimane. Fino a quando il manto stradale ha ceduto a causa - è la ricostruzione di Palazzo Marino - di «una paratia di legno, invece che in cemento armato, collocata nel terzo piano interrato dei box auto a 11 metri sotto terra». Ma il Comune - si domandano i pm, coordinati dal procuratore aggiunto Nicola Cerrato - poteva essere più «persuasivo»? Oppure è stata la società incaricata di svolgere i lavori ad aggirare colpevolmente le disposizioni? Domande a cui verrà data risposta anche attraverso una perizia tecnica e le relazioni chieste - oltre che a Palazzo Marino - anche alla polizia locale e ai vigili del fuoco.