Crollo, la Procura indaga sul Comune

I magistrati aprono un'inchiesta con possibili conseguenze per Palazzo Marino: conosceva la situazione

Un fascicolo già aperto da giorni, dopo l'esondazione del Seveso; un altro fascicolo che sta per aprirsi, dopo il crollo di Porta Romana, e anche questo con l'obiettivo di arrivare quanto prima a individuare, se non i possibili colpevoli, almeno qualcuno che verrà chiamato a giustificare il proprio operato. La Procura della Repubblica ha deciso di non restare ferma davanti ai due allarmi a distanza ravvicinata sul degrado del territorio milanese, messo clamorosamente in evidenza l'8 luglio dall'allagamento del quartiere Isola e l'altro ieri dalla voragine apertasi tra corso di Porta Romana e via Cabrini. Non possono essere solo le piogge intense di questo insolito luglio a fare da capro espiatorio di episodi che - stando alle prime risultanze - erano ampiamente prevedibili e quindi evitabili.

Ad aprire le inchieste è il pool reati ambientali della Procura, diretto dal procuratore aggiunto Nicola Cerrato. Nei prossimi giorni, sul tavolo di Cerrato è atteso il rapporto dei vigili del fuoco intervenuti in corso di Porta Romana per mettere in sicurezza la zona dopo il disastroso crollo di sabato e per analizzare la situazione. Se, come si è sostenuto sinora, a cedere è stata una paratia di legno al terzo piano sotterraneo, i primi a dover dare delle spiegazioni saranno l'impresa costruttrice (da tempo in cattive acque) ma anche l'amministratore del condominio, visto che evidentemente la situazione era nota anche agli attuali padroni di casa. Qualche grattacapo potrebbe arrivare anche al Comune, visto che gli uffici di Palazzo Marino erano al corrente della situazione e si sono limitati a intimare al condominio l'intervento, mentre in caso di pericolo per l'incolumità pubblica l'ente locale avrebbe l'obbligo di intervenire senza indugi, salvo poi mandare il conto ai diretti interessati.

Già in fase più avanzata è il troncone di indagine relativo alla tracimazione del Seveso avvenuta l'8 luglio: un fenomeno non nuovo, anche se in questa occasione ha avuto indubbiamente effetti di una gravità inaudita. Proprio la ciclicità degli straripamenti è per la Procura la prova più evidente che si tratta di disastri annunciati, resi possibili solo dall'assenza di qualunque intervento.

Cerrato e il sostituto procuratore Maura Ripamonti hanno iscritto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di disastro colposo, che punisce col carcere fino ad un anno chi «con la propria azione od omissione colposa fa sorgere o persistere il pericolo di un disastro ferroviario, di una inondazione o di un naufragio». Ed è di fronte alla inondazione dell'Isola che diventano un reato i decenni di nulla messo in atto dalle tante autorità chiamate in causa.

Proprio il nutrito numero degli enti pubblici che si rimpallano da anni la responsabilità del dissesto dei canali e dei fiumi del nord Milano rischia di rendere difficile l'inchiesta della Procura, almeno nei suoi primi passi: si dovrà infatti analizzare le competenze di ciascun ente, e capire finalmente a chi toccasse prendere l'iniziativa. E già questo sarà un passo avanti, perché potrebbe mettere fine allo scaricabarile trentennale tra istituzioni. Poi i consulenti della Procura dovranno individuare gli interventi che sarebbero stati possibili. Dopodiché, chi doveva fare e non ha fatto sarà chiamato a risponderne.