Una cucina dietro lo showroom

In città sono sempre più i negozi di moda (e non solo) che si trasformano in locali di food & beverage

Le contaminazioni solleticano la nostra fantasia: la fusione di due aspetti piacevoli si fondono in una ancora più intrigante, che non è la semplice somma delle parti, ma ha qualcosa in più, nello stile, nelle metafore, o nell'uso. Se, come ricorda il quattro volte campione del mondo degli scacchi Boris Vasil'evi Spasskij, tra politica e il suo gioco preferito la commistione non è felice, il cibo dalla notte dei tempi è senza ombra di dubbio la metafora più usata: per la ristorazione e la moda sembra essere vincente. Quindi perché non uscire per una giornata di shopping da Trussardi, in Piazza della Scala, e fermarsi per il pranzo al ristorante per lasciarsi stupire, oltre che dal design, dalle proposte gustose dello chef Roberto Conti? Visitare il grande store di Armani in via Montenapoleone e lasciarsi andare a una tripla tentazione: il ristorante Armani con la cucina dello chef Filippo Gozzoli, fresco di stella Michelin, il giapponese Nobu e l'Armani Cafè. Allo stesso modo se si volesse intavolare una conversazione su Vespa, Moto Guzzi, Aprilia e Piaggio, meglio farlo davanti a un buon cocktail come accade al Motoplex Milano City Lounge, in via Broletto a Brera. E come non ricordare il Fioraio Bianchi, negozio storico nel cuore di Brera (via Montebello), dal 2005 delizioso bistrot dalle atmosfere parigine? Ecco un luogo dal fascino rétro, dove l'acquisto di un mazzo di fiori diventa un'esperienza da ricordare a lungo. Il comun denominatore di questi matrimoni, che sembrano talvolta quasi azzardati, è la nuova concezione del ristorante/boutique come luogo di ritrovo e non semplice punto vendita, per parlare dei prodotti esposti o dei concerti proposti ma non solo, circondati però da tutto ciò che è bello e lussuoso.