Quel Cuore di cane che batteva contro il comunismo

Coproduzione del Piccolo riporta in scena il classico di Bulgakov, regia di Sangati

Non è facile entrare nello spirito dell'epoca in cui Michail Bulgakov, tra i massimi scrittori russi del secolo scorso, scrisse Cuore di cane. Era il 1925, una plumbea dittatura del popolo (regnava Stalin, Lenin era morto nel 24) si stendeva sull'Unione Sovietica: Bulgakov sapeva che i contemporanei non lo avrebbero letto. La censura impediva che si mettesse alla berlina il gran sogno del comunismo, dell'uomo nuovo che l'ideologia al potere avrebbe dovuto creare. Un uomo nato per costruire un futuro radioso, esempio per tutta l'umanità. Nulla da spartire con il pulcioso cane di Bulgakov, preso a padellate e calci, sul quale il professor Preobrazensky trapianta l'ipofisi di un cadavere umano per provare gli effetti di un trattamento ringiovanente. Peccato che il cane, invece di tornare cucciolo, diventi una sorta di omuncolo disadattato, che necessita di educazione: vivere da esseri umani vuol dire imparare posture, parole, segni, ipocrisie, maniere. Vuol dire esercitarsi nella gran recita che ci fa stare al mondo.

Il romanzo di Bulgakov in Russia apparve per la prima volta nel 1989, ma in precedenza ebbe fortuna internazionale. Diventò un film di Lattuada, nel 1975 (il cane Pallinov era Cochi Ponzoni), ed ora è lo spettacolo di punta di inizio anno a Milano: prodotto dal Piccolo Teatro con la Compagnia Lombardi Tiezzi, va in scena dal 22 gennaio al 10 marzo al Grassi di via Rovello. La lunga permanenza in cartellone non fornisce scuse a chi, amando il teatro e Bulgakov (che lavorò molto per le scene), vi rinuncerà. Il teatro, ha ricordato Stefano Massini, che ha ridotto drammaturgicamente il testo, è una «anacronistica scomodità». In un tempo in cui tutto ci raggiunge sui dispositivi elettronici, dal cinema alla tv ai libri, la recita in palcoscenico va cercata: bisogna uscire di casa, sedersi tra sconosciuti, sentire tossi e respiri. Cuore di cane, che si annuncia con notevoli sorprese scenografiche, ha la regia di Giorgio Sangati, che nel 2015 diresse per il Piccolo Le donne gelose di Goldoni.

Nella parte del cane, o meglio cittadino Pallinov, c'è Paolo Pierobon: ruolo faticoso, che richiede di far ricorso al linguaggio del corpo; un cane, ancorché più umano degli umani, non si esprime come noi. Il professore che insegue la giovinezza prolungata è Sandro Lombardi. In scena con loro, Lorenzo Demaria, Giovanni Franzoni, Lucia Marinsalta, Bruna Rossi. Le scene sono di Marco Rossi e i costumi di Gianluca Sbicca, premiati con l'Ubu per il Freud del Piccolo. «Uno spettacolo a nervi scoperti», ha detto Pierobon. «Ne poteva venire fuori una commedia borghese, invece è una storia di incontri e scontri, che ci auguriamo tocchi le coscienze», hanno aggiunto Massini e il direttore del Piccolo Sergio Escobar. Rivendicare orgogliosi la «scomodità» della forma-teatro (non delle poltrone in sala, più che comode) è un modo per rendere gli spettatori consapevoli del presente, senza per forza trattare l'attualità. Cuore di cane, storia satirica e fantastica, è un testo di grandi potenzialità sceniche e di forza tellurica capace di scardinare le più tenaci convinzioni.