Daccò: «Chi mi ha arrestato era ospite delle mie cene»

L'ex faccendiere a processo per il caso Maugeri: «Formigoni? Tanti i politici in vacanza con me»

Cristina Bassi«Anche chi è venuto ad arrestarmi era stato ospite alle mie cene». La sferzata di Pierangelo Daccò arriva quasi tra parentesi, in un passaggio sfuggente del suo discorso di oltre un'ora. È la prima volta che l'ex uomo d'affari parla in aula al processo per il caso Maugeri, in cui è imputato insieme a Roberto Formigoni e ad altri. Ieri ha fatto dichiarazioni spontanee. La frase allusiva però non passa certo inosservata. A chi si riferiva Daccò? Aveva in mente qualche nome? Pare non intendesse i pm. Parlava della Guardia di finanza? Oppure - visto che per sua stessa ammissione le cene che offriva erano «aperte» e spesso partecipavano persone portate da altri che lui neppure conosceva - faceva riferimento a una delle istituzioni di cui fanno parte coloro che lo hanno arrestato? In serata la smentita del procuratore aggiunto Francesco Greco: nessuno dei militari della Gdf che hanno condotto le indagini «è mai andato a cena con Daccò».Daccò è in carcere a Bollate da oltre quattro anni. Sconta una pena definitiva a nove anni per il crac del San Raffaele. Ieri era al processo accompagnato dall'avvocato Gabriele Vitiello. Smagrito, in abito grigio, ha letto la sua memoria. Si è difeso dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. È passato dalla descrizione della sua attività professionale, ai rapporti con Fondazione Maugeri, San Raffaele e Regione Lombardia. L'imputato non si era sottoposto all'interrogatorio dei pm Laura Pedio e Antonio Pastore- «Mi sono rifiutato - ha spiegato - perché non avevo letto tutti i documenti sequestrati dagli inquirenti». Il suo lavoro decennale di «consulente» nel settore della Sanità per la Maugeri, il Fatebenefratelli e il San Raffaele - ha aggiunto - era basato sull'importanza delle «relazioni». Da qui le cene, le vacanze, le uscite in barca offerte agli «amici», cui partecipavano la sua famiglia e il suo socio di allora (oggi coimputato) Antonio Simone. Da qui i contatti con i politici regionali e nazionali. «Invitavo gli amici a momenti comuni di svago e di vacanza - ha dichiarato Daccò -. Le cene di rappresentanza, in Italia e all'estero, mi servivano per le relazioni. Ero solito trascorrere le ferie invernali ai Caraibi e quelle estive in Sardegna e invitavo sempre 7-8 persone. Dal 2006 ha cominciato a venire anche Formigoni, che ho conosciuto vent'anni fa a un Meeting di Cl, non per tutto il periodo ma per qualche giorno». L'ex uomo d'affari ha precisato che i suoi ospiti pagavano di tasca propria i trasferimenti, mentre lui offriva i soggiorni. «Con Formigoni - ha continuato - c'era un rapporto di amicizia e rispetto reciproci. Nessun rapporto corruttivo». E gli affari tra la Maugeri, operatore privato della Sanità, e la Regione? «Pensate che nel 2007 il Pirellone diede parere negativo al finanziamento di un progetto della Fondazione...». Questa, per la prima volta pronunciata davanti alla X Sezione penale, la verità di Daccò. Il 6 aprile ci sarà la requisitoria dell'accusa.