Dafoe e docufilm da Oscar, assi per il cinema emergente

Al via il Festival di Africa, Asia e America Latina tra primizie assolute e opere di assoluto spessore

Stefano Giani

Un noir nel Bhutan. Una commedia nella piscina del Cairo. Una storia d'amore in Congo. Un thriller in Bangladesh. Un documentario da Oscar, mancato. L'ultima opera autobiografica di Hector Babenco, regista de Il bacio della donna ragno, mancato nello scorso luglio. A interpretare il suo My hindu friend è Willem Dafoe - indimenticato marine in Platoon di Oliver Stone e Gesù nell'Ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese - annunciato fra le presenze al Festival del cinema africano dell'Asia e America latina.

Sessanta film in sette giorni da domenica al 26. L'inaugurazione tocca a un documentario che è stato in corsa per gli Oscar, I'm not your negro di Raoul Peck (lunedì 20 alle 20.30 all'auditorium San Fedele) in cui si ripercorrono le vite antitetiche di Medgar Evers, Malcolm X e Martin Luther King che, nell'America anni '60, si sono battuti per i diritti civili. My hindu friend sarà proiettato il 24 - sempre a San Fedele alle 21 - dove lo stesso Dafoe racconterà al pubblico segreti e retroscena dell'ultimo film di Babenco al quale egli ha ammesso di sentirsi molto legato pur avendo una filmografia di prestigio alle spalle che include Mississippi burning di Alan Parker e Spider man di Sam Raimi.

Da Hollywood una «chicca» che il Festival offre ai suoi affezionati, oltre alle consuete primizie che consentono a questa kermesse di risaltare tra le tante rassegne cinematografiche organizzate in città. E non solo per i prezzi popolari dei biglietti - 6 euro - e degli abbonamenti a tutti gli spettacoli - 35 euro - ma anche per le sale di alta qualità in cui si terranno le proiezioni: San Fedele, Spazio Oberdan, Palestrina, Fondazione Feltrinelli, CineWanted, Istitut Français e Festival center.

Ma veniamo ai film. Tra i titoli da segnalare spiccano quelli in concorso. A cominciare da Felicitè di Alain Gomis (giovedì 23 alle 21), anch'egli ospite della manifestazione, imperniato sulla figura di una donna che si guadagna da vivere cantando in un bar di Kinshasa. Il figlio però si ammala gravemente e inizia a quel punto una disperata ricerca di aiuto che trasforma questa storia d'amore in un ritorno alla vita raccontato in musica.

Da non perdere Honeygiver among the dogs di Dechen Roden (San Fedele, giovedì 21 alle 21.30), ambientato nel Bhutan dove un investigatore indaga sulla sparizione di una monaca e si mette sulle tracce della demonessa del villaggio ma si riscopre sedotto dal suo fascino. A day for women di Kamla Abu Zekri (San Fedele, il 22 alle 21.30) è una commedia ambientata in una piscina del Cairo, riservata alle donne che possono finalmente sfogare nello sport e nello svago anni di repressione. Burning birds di Sanjeeva Pushpakumara (San Fedele, il 25 alle 15) si focalizza sulla miseria nello Sri Lanka dove una donna deve superare la povertà e la morte del marito, ucciso per motivi politici. Per chi amasse entrare nella cultura degli altri si consiglia House in the fields (San Fedele, il 22 alle 17) di Tala Hadid sulla comunità berbera che vive nell'alto Atlante.