Dai viaggi ai dubbi sul futuro Il gesto insensato di Gianluca

A febbraio era tornato da un viaggio in Australia. Gianluca Mereu, 22 anni, estroverso e pieno di amici, aveva voluto intraprendere quella trasferta all'altro capo del mondo, oltre che per spirito d'avventura, per schiarirsi le idee e capire cosa voleva fare del proprio futuro. Come tanti suoi coetanei decisi a non frequentare l'università, Gianluca in tasca un diploma di scuola di scuola superiore ce l'aveva, ma ancora non aveva individuato con esattezza cosa avrebbe voluto diventare da grande. Capita se hai solo 22 anni e in famiglia, dove gestiscono un ristorante, per un po' puoi offrire il tuo aiuto e darti da fare, sentirti utile insomma. Sì, ma poi? Così il giovane era entrato da un paio di mesi in una sorta di piccola crisi esistenziale. Niente di serio, almeno all'apparenza. La madre e il padre, poi, non gli mettevano pressione. «Ci sono sembrati molto sinceri nelle loro testimonianze» spiegheranno gli inquirenti coordinati dal pm di turno, Tiziana Siciliano. Che non ha ravvisato alcun tipo di reato in quanto è accaduto. «È un gesto assurdo e imprevedibile» ha dichiarato il magistrato accorsa subito in questura dopo la tragedia, chiamata dalla dirigente dell'Upg Maria José Falcicchia.

«Non li abbiamo mai sentiti litigare» spiegano all'unanimità i vicini di casa parlando dei Mereu. E quando descrivono la madre del ragazzo, Marinella Melis, non lesinano i complimenti. «Gentile», «affabile», «cortese», «deliziosa».

«Con me si è comportata come una madre - spiega in perfetto inglese uno studente di pittura dell'Accademia di Brera, il 24enne cinese Ben Li, che ha vissuto nello stabile di piazza Piola e proprio sul pianerottolo dei Mereu per mesi insieme ad altri due studenti -. La signora ci ha sempre chiesto se avessimo bisogno di qualcosa, dimostrandosi disponibilissima. Luca era molto estroverso, faceva un po' quello sopra le righe, ma lo ricordo davvero affettuoso. “Ehi Ben, amico mio!“ mi diceva abbracciandomi stretto. Era un tipo molto energico, forse perché faceva sport. No, non l'ho mai sentito gridare o litigare con i genitori. Loro erano molto permissivi anche con noi. Solo ultimamente avevano bussato nel muro una sera che, alle 11, tenevo la musica forse troppo alta e un'altra volta che parlavo al telefono con un tono magari un po' fastidioso. Se si eccettuano questi due episodi, però, erano i vicini di casa che tutti vorrebbero avere».

Lo studente cinese, che ormai ha cambiato casa, ieri pomeriggio ha raggiunto il suo vecchio appartamento di piazza Piola perché ha saputo che ai Mereu era successo qualcosa di brutto, ma non sapeva cosa. Quando glielo spieghiamo il ragazzo strabuzza gli occhi e poi esclama, scuotendo la testa. «Luca? No, it's impossible !» .

Nello stabile di piazza Piola, vuoto per le vacanze estive, tutti sanno della tragedia, ma i commenti sono laconici, i racconti prevedibili. I genitori, inconsolabili, hanno chiesto alla polizia che non venissero diffuse le loro generalità e quelle del figlio e il questore Luigi Savina li ha accontentati di buon grado. Tuttavia, poche ore dopo, il suicidio di Gianluca Mereu, diventa di dominio pubblico.