Dalai Lama "milanese". È un caso diplomatico

Cinque anni fa per la visita a Milano del Dalai Lama non ci furono né eventi né incontri istituzionali per non indispettire la Cina. Così quest’anno, per il suo ritorno in città (dal 26 al 28 giugno) l’intenzione era quella di concedergli la cittadinanza onoraria. Una delibera di iniziativa consiliare su cui tutta l’aula di Palazzo Marino era al lavoro ma che ha subìto un rallentamento. I timori infatti sono per le possibili reazioni cinesi. Il testo, firmato da tutti i gruppi consiliari, non è stato messo in calendario rischiando così di non essere pronto per tempo.

Un richiamo alla cautela sulla concessione della cittadinanza al Dalai Lama sarebbe arrivato dalla Farnesina, e di rimbalzo dai vertici dell’amministrazione, per le possibili ripercussioni nei rapporti con la potenza cinese. In particolare la paura è per l’Expo 2015 e per quel milioni di visitatori (sui 24 preventivati) attesi proprio dal Paese asiatico. Pdl e Lega hanno chiesto che la delibera venga messa in calendario, ricordando di aver «sacrificato la loro precedente mozione proprio perché era stata assicurato loro l’unanimità su un testo condiviso. Il Pd, da parte sua, assicura di essere «assolutamente d’accordo» all’iniziativa «ma scegliamo il momento opportuno», afferma la capogruppo democratica Carmela Rozza. «Dalla maggioranza - conclude l’ex vicesindaco Riccardo De Corato - ci hanno chiesto di riparlarne dopo il 15 giugno», data della cena organizzata dalla fondazione Italia-Cina a cui parteciperanno il sindaco Pisapia, 300 rappresentanti cinesi e delle istituzioni locali e a cui è stato invitato anche il premier Mario Monti. Il Dalai Lama, Tenzin Gyatso, durante la sua tre giorni avrà incontri istituzionali e incontrerà gli studenti universitari al Teatro Dal Verme (il 26) e poi la comunità buddista al Forum di Assago per la conferenza pubblica «La via della felicità interiore» (il 27 e 28).