Il Dalai Lama riesce a far tacere i politici

«Se avete domande...» chiede il Dalai Lama dopo l’intervento in consiglio comunale, disponibile a rispondere alle curiosità dei politici milanesi. L’occasione è ghiotta, ma dopo un attimo di silenzio imbarazzato, la seduta è tolta. Alla riunione dei capigruppo si era deciso di non fare un dibattito e, nonostante l’invito del leader spirituale tibetano, che avrebbe gradito un «dibattito», nessuno a Palazzo Marino si è avventurato sullo scivoloso terreno politico.
Alla fine, preceduto da molte polemiche, il quattordicesimo Dalai Lama è arrivato in Comune. Niente cittadinanza onoraria al premio Nobel per la pace: la proposta è stata bocciata ieri per la terza volta dal consiglio comunale, con i 19 voti contrari della maggioranza. Tenzin Gyatso ha avuto l’opportunità di parlare in aula, sia pure senza confronto sui temi scottanti. E alla fine dell’intervento, una standing ovation dell’aula di Palazzo Marino. Lui vola alto: «Nei tempi moderni c’è stata eccessiva esagerazione nel dare importanza allo sviluppo materiale, pensandolo come unica garanzia della felicità e del benessere dell’umanità. Questa è una cosa sbagliata. Bisogna pensare ugualmente anche ai valori interiori».
In aula, seduto accanto al sindaco, Giuliano Pisapia, e al presidente del consiglio comunale, Basilio Rizzo, Tenzin Gyatso mantiene un tono scherzoso. Gioca con i microfoni, che all’inizio non funzionano, ringrazia a mani giunte per le parole di benvenuto. Fuori dal Palazzo, un presidio del Pdl protesta per la mancata cittadinanza onoraria. Un grande striscione: «Pisapia vergogna, i diritti umani non si svendono».
Il Dalai Lama spiega che in questo momento si occupa di due cose: la non violenza e l’armonia tra le religioni, con il rispetto dei non credenti. «Mi sono ritirato dalla politica e non devo più occuparmi della causa del Tibet. Questo stacco è stato un grande cambiamento, perché nella tradizione il Dalai Lama ha sempre avuto due poteri, spirituale e politico. Questo è cambiato».
Il Dalai Lama ha parlato dei rapporti con la Cina più tardi, al Teatro Dal Verme, nel corso di un incontro con gli studenti universitari. E sia pur con garbo, non ha risparmiato le critiche per le sopraffazioni patite dal popolo tibetano: «Noi con i cinesi, davanti alle tante azioni negative che fanno nei nostri confronti, non diciamo che sono bravi. Ci opponiamo anche con veemenza contro di loro ma con compassione per loro, perché queste azioni negative fanno male proprio a loro».
Il Dalai Lama ha poi parlato di cristianesimo e buddismo, spiegando che non sono conciliabili a un livello profondo: «Ci sono tante cose in comune, come la compassione, l’amore e la pazienza». Ma a un altro livello molte cose sono diverse: «Rifiuto l’idea del Dio creatore e il concetto dell’anima indipendente».
Pisapia, per cercare di rimediare alla cittadinanza negata, ha offerto al Dalai Lama il sigillo di Milano, un’onorificenza che può essere concessa senza bisogno dell’approvazione del consiglio comunale. Il sindaco ha poi regalato all’ospite tibetano un libro del Castello Sforzesco. E ha assicurato: «Oggi mi sento felice».