D'Alfonso e il Pd litigano di nuovo Stavolta su Renzi

Tra l'assessore Franco D'Alfonso, «ideologo» degli arancioni, e il Pd è frizione continua. Dopo le sue uscite sui consiglieri di maggioranza, definiti senza troppi giri di parole dei politici senza arte né parte, e la vendetta cucinata rinviando le delibere presentate dall'assessore, ieri una nuova polemica intervista di D'Alfonso su Affaritaliani.it. Sul recente spostamento di Giuliano Pisapia e mezza giunta verso Matteo Renzi come guida papabile della coalizione di centrosinistra l'assessore ha precisato che «il sindaco di Firenze è spendibile come premier. Ma credo che non ci sia stata una svolta e che Pisapia sia stato chiaro: non c'è nessuna partecipazione arancione alla stagione dei congressi del Pd. E personalmente penso che, così come si è avviata, sia molto poco interessante, sono tutti avvitati su sè stessi, non c'è apertura ma una chiusura». Le questioni del Pd «sono una questione interna e là scelgano il segretario che vogliono. Ma non possono pensare che il segretario del Pd sia automaticamente il leader di una coalizione. L'invito è semmai a Renzi: esprima un progetto, un'idea. Dice che sta preparando un «Job Act». Non ne conosco lo svolgimento, ma sicuramente ha centrato il tema». Ma «se si candiderà alla segreteria del Pd farà un errore clamoroso, si mette su un tavolo già visto e su un'ipotesi non consona alla sua persona».