Dalle banche ai negozi parte il censimento delle telecamere private

Accordo Comune-prefettura per le indagini. E la paura terrorismo svuota eventi e mezzi

Un elenco completo delle telecamere private accese sulla città da mettere a disposizione di tutte le forze dell'ordine. Il Comune siglerà entro fine mese un protocollo con la prefettura, nel censimento entreranno gli impianti di videosorveglianza dei negozi, centri commerciali, condomini, banche. «Il problema - ha ammesso ieri l'assessore alla Sicurezza Carmela Rozza - è che quando succede un evento grave si aprono le indagini, le nostre telecamere magari non hanno visto nulla perchè puntate in una direzione diversa e si va alla strenua ricerca del impianto privato che ha potuto registrare qualche scena utile. Se abbiamo una mappatura generale della città diventa uno strumento importante per le indagini». É uno dei passaggi previsti nel decreto Minniti sulla sicurezza urbana convertito in legge la scorsa primavera. «Un altro punto previsto nel decreto, ed è un percorso che a Milano avevamo già avviato per conto nostro - ha aggiunto l'assessore - è la possibilità di connettere alle centrali operative delle forze dell'ordine alcune telecamere private di quartieri a rischio». La Rozza sostiene che le telecamere «non sono la panacea di tutti i mali ma se la tecnologia aiuta il cittadino ad avere una maggiore percezione di sicurezza, se serve a superare paure che a volte sono più supposte che reali, dobbiamo tenerne conto nelle nostre scelte, è un investimento sociale importante». Considerazioni che arrivano a margine della presentazione dell'indagine Ipsos sulla percezione della sicurezza tra gli italiani e sull'effetto che hanno avuto gli ultimi attacchi terroristici, dalla strage sulla Rambla a Barcellona - un furgone lanciato sulla folla lo scorso 17 agosto - al più recente attacco a New York il 31 ottobre (anche se le domande a 1800 intervistati sono state poste tra il 12 e il 19 luglio e tra il 6 e il 13 settembre, prima dei morti nella Grande Mela). La paura del terrorismo è molto più sentita rispetto a due anni fa, il 43% lo sente come un emergenza (il 7% in più rispetto al 2015) ed è secondo solo al rischio di furti, scippi e rapine (47%) e supera l'emergenza immigrazione (43%). Il 42% degli intervistati confessa di sentirsi poco sicuro fuori casa e rispetto al giudizio di due anni fa vengono giudicati come meno sicuri i luoghi come cinema, teatri, musei, centri sportivi, concerti in stadi e piazze, città d'arte e grandi città. Il direttore di Ipsos Nando Pagnoncelli punta l'attenzione sull'effetto della paura di finire vittime di attacchi sui comportamenti di tutti i giorni. Il 43% ha smesso del tutto o partecipa meno a grandi eventi pubblici, quasi la stessa percentuale (il 42%) ha eliminato o ridotto i viaggi all'estero (uno su quattro anche quelli in Italia), il 32% frequenta meno o evita luoghi di divertimento, quasi uno su tre ha smesso di utilizzare i mezzi pubblici mentre «tengono» i centri commerciali, il 18% ha ridotto lo shopping nei grandi magazzini ma solo il 2% di averci rinunciato del tutto. I cittadini si sentono ovviamente più tranquilli se nei luoghi pubblici ci sono telecamere nei L'indagine è stata presentata ieri al lancio di «Sicurezza 2017», la manifestazione della security che si terrà in Fiera a Rho dal 15 al 17 novembre. L'ad di Fiera Milano Fabrizio Curci è soddisfatto della crescita dal 33 al 35% di quanti si sentono molto sicuri (e dal 56 al 59% abbastanza sicuri) grazie a un sistema di sicurezza avanzato in casa. E molti sarebbero disposti a investire fino a duemila euro per avere i mezzi più avanzati.