Dalle cartoline di guerra alle «anime risonanti» con l'arte di Marcapiano

Dall'olio su tela alla china colorata alle incisioni su vetro, realizzate con una punta diamantata, l'arte di Marcopiano approda allo Spazio Oberdan (Viale Vittorio Veneto 2 - fino al 25 agosto), e presenta al pubblico una mostra dal titolo «Anime risonanti» che è un inno alla condivisione e alla collaborazione. Le prime opere su vetro e le prime chine risalgono al 2008, l'anno in cui nasce «Maschera», un'espressione d'arte definita dallo stesso Marcapiano «Astratto, Figurativo, Animato». Del 2009 è invece il primo olio su tela, «Camaleonte», mentre di tre anni dopo è la sua prima scultura in alabastro, segno di un'arte sempre più eclettica e completa. Da allora è stato un susseguirsi di Premi e di esposizioni: la Biennale di Venezia, la Biennale di Chianciano, il Premio Leonardo dell'Università di Oxford, il Premio del ECAC. La novità del 2013 per Marcapiano consiste nella ideazione della china sfumata: in occasione della mostra giovedì 11 luglio e lunedì 15, una serata musicale e un pomeriggio letterario (critici, scrittori, autori) accompagneranno la manifestazione con ingresso libero. Nello stesso spazio si è appena conclusa e già si pensa di riprenderla in altra sede la mostra «Cartoline dall'inferno-I bambini e la guerra», voluta anche questa mostra dall'assessore alla Cultura della Provincia di MIlano, Umberto Maerna. Scatto dopo scatto, reportage dopo reportage, civili, uomini, donne e soprattutto i bambini sono diventati gli anonimi protagonisti degli effetti collaterali dei conflitti bellici in molti Paesi, protagonisti senza speranza di un mondo «possibile». E' su questo questo concetto di «possibile» che la mostra allo Spazio Oberdan ripèrenderà il suo iter per poi ritornare in Provincia. La rassegna ha mosso i primi passi a partire dagli scatti effettuati da Raffaele Ciriello morto a Ramallah mentre si espone per riprendere un carro armato israeliano viene trafitto da una raffica di mitragliate e muore a soli 42 anni filmando la propria uccisione. A dieci anni dalla sua morte per ricordare il fotoreporter milanese che ha lavorato per il Corriere della Sera fino al New York Times, l'assessore alla Cultura della Provincia di Milano ha voluto documentare l'attenzione che Ciriello ha avuto nei confronti dei bambini con la mostra «I bambini e la guerra. Cartoline dall'Inferno» a cura di Paola Navilli, civili inermi che sempre gli capitava di incontrare sui fronti di guerra, vittime di quell'assurda ferocia di tutti i conflitti che ha documentato, lui che aveva rinunciato alla sua professione di medico chirurgo plastico perché era convinto che le immagini avessero un forte potere di comunicazione, forse più forte di qualsiasi mezzo per denunciare le atrocità dei Signori della guerra; lui che nel 1992-1933 si trovava in Somalia e poi essere in Pakistan, in Afganistan e in Bosnia nel 1995-1996 e poi ancora in Randa e nel Sahara Occidentale e in Kosowo nel 1998, m anche in Eritrea, in Cecenia, in Iran nel 1999, in Libano, nella Sierra Leone nel 2000 e per finire in Palestina nel 2002 sempre in prima fila sentendosi un vero missionario con la fiducia e la consapevolezza di morire ma anche di cercare di sensibilizzare le popolazioni di tutto il mondo specie quelle potenti, le uniche in grado di fare cambiare qualche cosa. L'autore ritrae anche giornalisti della RAI, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, poco prima della barbara uccisione. Ciriello è stato uno di quei fotografi che per primo ha capito la rivoluzione di internet dove ha trasferito tutto il suo lavoro «Postcard from Hell», il sito web che da allora ha raccolto tutte le immagini e tutte le riflessioni di viaggio.