Dalle scenografie al risotto Milano assapora la Butterfly

I maestri giapponesi legano Palazzo Reale e Scala Omaggio a Puccini alla cena di gala dopo la Prima

Giannino della Frattina

Il dramma tradizionale giapponese, la ritualità metafisica del teatro kabuki, ma anche l'introspezione della psicologia occidentale nell'eterno conflitto dei rapporti umani. E poi l'iconografia dei grandi maestri Hokusai, Hiroshige e Utamaro proprio in questi giorni esposti a Palazzo Reale, a pochi passi dalla Scala dove mancano ormai poche ore all'anteprima dedicata ai giovani di domenica della Madama Butterfly di Sant'Ambrogio a cui parteciperà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Grande l'attesa per la scelta del direttore Riccardo Chailly di ricostruire la prima versione del 17 febbraio 1904 che non fu proprio un successo, tanto da indurre il maestro Giacomo Puccini a una rivisitazione per approdare a Brescia. «Il dramma deve correre alla fine senza interruzioni, serrato, efficace, terribile», diceva per ammansire un non troppo convinto Giulio Ricordi. E così non solo Puccini rivedrà una prima della Scala dopo trentatré anni dalla Turandot del 1983, ma ci torna con il ritorno alle origini sei brani aggiuntivi, l'unione di secondo e terzo atto della versione originaria e senza l'Addio fiorito asil. «Teatro interiore e linguaggio ben più erudito rispetto a Tosca - ha spiegato ieri Chailly - in questa versione più aspra, drammatica e ben più teatralmente eloquente». Per questo ci si dovrà aspettare «un teatro introspettivo che racconta drammi personali più profondi, quasi psicanalitici». Ancor più aspro dunque il racconto del falso matrimonio, tragedia interiore che distrugge Cio-Cio-San ma si radica indissolubile nel costume anzi nella tradizione nipponica. Di qui la gestualità kabuki e la scenografia ispirata da Alvis Hermanis ai quadri del Giappone per la geisha diventata sposa. «Ho voluto - spiega il regista lettone - fare del dramma giapponese una storia universale».

In grande risalita dopo le prove e il suo debutto nell'opera completa l'altro giorno, le quotazioni del soprano Maria José Siri. «È impossibile - le sue parole colme di tenerezza tutta femminile e materna - non avere amore per madama Butterfluy, l'unica a non aver capito come era il gioco». La butta un po' ruvido in politica, invece, il baritono Carlós Alvarez già alla Scala nella Giovanna d'Arco dell'anno scorso: «Dopo la vittoria di Trump è stato per me più complicato accettare il ruolo di console degli Stati Uniti». Si limita a parlare di musica, invece, il tenore americano Bryan Hymel che racconta di «una versione dal linguaggio più duro, più violento del tenente Pinkerton verso Butterfly». La farfalla solo apparentemente fragile che finirà la sua vita sul pugnale.

Altra novità è dopo quarant'anni la diretta su Rai1. Un «segnale importantissimo» per il sovrintendente Alexander Pereira, per «far capire l'opera anche a quelli che non sono vicini al teatro». Dal canto suo, il dg Rai Antonio Campo Dall'Orto ha rivendicato con orgoglio l'investimento sul «maggior evento culturale italiano». Risotto Butterfly, invece, alla cena di gala alla Società del Giardino, con riso Gallo gran riserva e lucioperca di lago. Altro omaggio al maestro Puccini.