Darsena commissariata L'allarme del Comune: «C'è il rischio di ritardi»

Palazzo Marino teme ricorsi dell'azienda esclusa Il sindaco di Rho: «La 'ndrangheta compra i voti»

Non si fermeranno nemmeno un giorno i lavori di Expo, nè quelli in Darsena nè quelli per la Zara-Expo. Questa è l'intenzione del prefetto Francesco Paolo Tronca che domani procederà al commissariamento dell'azienda su cui è calata l'interdittiva antimafia. Con quello di venerdì siamo al 64esimo provvedimento emanato dalla Prefettura che al momento ha giù messo al bando 44 aziende, impegnate soprattutto nelle opere infrastrutturali dell'esposizione universale. Due giorni fa, infatti, è arrivato il cartellino rosso per la Gi.Ma.Co srl di Sondrio, società capofila dell'associazione di imprese vincitrici dell'appalto per le Vie d'acqua in Darsena. Una gara da 12,5 milioni di euro vinta con un ribasso del 30%. La stazione appaltante è la società Expo, la direzione lavori è affidata al Comune. La stessa impresa sta lavorando anche alla Zara Expo, il collegamento stradale tra via Eritrea e il sito espositivo.

Opere, come noto, di urgenza assoluta: l'apertura della nuova piazza XXIV maggio è prevista per marzo, cioè tra tre mesi, mentre per aprile è fissata l'inaugurazione dei padiglioni espositivi. L'importanza dei cantieri in questione e soprattutto il cronoprogramma calcolato al secondo hanno fatto sì che il prefetto optasse per il commissariamento. «Non solo - spiega l'assessore ai Lavori pubblici del Comune Carmela Rozza - c'è da tenere presente anche un altro aspetto: la possibilità per le imprese di ricorrere al Tar, e di vincere». Il riferimento è al cantiere comunale di via Cogne: l'azienda raggiunta da informativa antimafia è stata interdetta dal cantiere, ma il tribunale amministrativo l'ha reintegrata. «Il Comune - racconta Rozza - ha speso 700.000 euro per un servizio di guardiania del cantiere, ha accumulato un anno di ritardo nei lavori e ora si vede costretto a reintegrare in cantiere la ditta, un vero paradosso»

Getta acqua sul fuoco David Gentili, presidente della Commissione comunale Antimafia, che pone però un quesito fondamentale: «In relazione a quanto accaduto in Darsena, non lasciatevi fuorviare. La stazione appaltante non può sapere se l'azienda è degna di interdittiva antimafia o no. La legge prescrive che questa risposta sia responsabilità della Prefettura che deve fornirla entro 45 giorni dalla richiesta. Ma i profitti? Possiamo ricordare a tutti che i profitti da quel cantiere non devono però rimanere in pancia alla Gi.Ma.Co? Se no che senso ha tutto questo?». Punta il dito sulla debolezza dei controlli il sindaco di Rho Pietro Romano, Pd: «L'Expo fa gola e, anche se ci sono moltissimi controlli, non sono sufficienti, sia per i meccanismi di affidamento degli appalti, che spesso puntano al massimo ribasso, sia per l'eccessiva discrezionalità di certi criteri». Secondo il sindaco del comune che ospita il sito espositivo la ndrangheta è in grado di «condizionare» i voti al Nord: «Con i soldi che ha, la 'ndrangheta è in grado anche al Nord di sostenere un cavallo piuttosto che un altro».