Dati di traffico in calo per una concorrenza-fratricida tra gli scali

di Walter Galbusera*

I nodi della vicenda Sea stanno venendo al pettine. L'Unione Europea tace ma non sembra aver cambiato orientamento. C'è il rischio di una conferma dell'enorme sanzione nei confronti di Sea handling (ben oltre 400 milioni di euro complessivi) così come rimane aperta la possibilità di quella che curiosamente viene definita «uno scambio in natura». Questa ipotesi corrisponde ad un nuovo assetto della società che esclude il ricorso a future ricapitalizzazioni di Sea handling, per effetto di perdite, consentendo alla società di stare sul mercato alla pari dei concorrenti. La nuova parola d'ordine è efficientamento. E' probabile che l'obiettivo del nuovo management sia quelli di un nuovo assetto dell'handling, ridotto nel numero dei dipendenti e nelle retribuzioni ma che rimarrebbe sotto il controllo di Sea spa. La manovra di ridimensionamento degli organici potrebbe interessare alcune centinaia di lavoratori. Un certo numero di dipendenti potrebbe passare a Sea spa per effetto del trasferimento di attività attualmente svolte da Sea handling o finora attribuite a polizia e Guardia di finanza. Ma con gli attuali livelli di traffico potrebbe anche porsi il problema di un organico Sea spa in eccesso così come gli organici che rimangono in Sea Handling potrebbero a loro volta essere interessati dalle misure di «efficientamento» nel modo più indolore possibile. Di positivo c'è che gli azionisti intendono concordare e attivare tutte le misure possibili, a partire da quelle solidaristiche che evitano il taglio strutturale degli organici, consentite da norme e contratti e dichiarano di escludere soluzioni traumatiche. D'altra parte se la riduzione dei costi complessivi della Sea Handling è un obiettivo in parte raggiungibile attraverso la riorganizzazione interna, la riduzione permanente delle retribuzioni individuali non è accettabile. Un conto è la definizione di un contratto per i futuri lavoratori, un altro è il taglio dei salari in essere. Ma non bisogna scambiare l'effetto con la causa. La maggiore criticità riguarda il futuro del sistema aeroportuale Malpensa-Linate. Il volume di traffico dei primi sette mesi 2013 non sono confortanti. I ricavi sono in crescita per effetto di aumenti tariffari ma si registra un calo di passeggeri del 4,5% a Malpensa e del 2,4% a Linate. Il numero dei passeggeri di Malpensa da gennaio a luglio 2013 è stato meno del doppio di quelli di Linate mentre avrebbero dovuto essere almeno tre volte tanto. Ancora peggiore il confronto prendendo in considerazione il mese di luglio 2013 sul luglio 2012: Linate cala dello 0,7% mentre Malpensa scende del 6,3%. Si aggrava l'impoverimento di Malpensa al punto che non ci sarebbe da meravigliarsi se uscisse un piano di chiusura del terminal 2 di Malpensa con trasferimento dei voli al terminal 1.
Nello stesso tempo la notizia dell''avvio di una trattativa in esclusiva tra Save, società di gestione degli aeroporti di Venezia e Treviso, e Catullo, che controlla Verona e Brescia sembra configurare un'aggregazione del nordest che esclude Sea. La situazione è difficile e complessa e il nuovo management si tira fuori dalle decisioni che non sono di sua stretta competenza come l'applicazione del decreto Bersani bis a Linate che continua a fare concorrenza a Malpensa. Per fare un esempio banale l'apertura annunciata di una tratta Linate-Vienna da parte di Alitalia potrebbe provocare la chiusura del volo Malpensa-Vienna che ora è garantito da Air Berlin. Il dramma è proprio questo: se non si interviene sugli assetti del traffico per razionalizzarlo e potenziarlo tutto ricadrà prima sui lavoratori di Malpensa e poi sull'intero aeroporto. L'assunzione di responsabilità si dovrebbe misurare sulle priorità che oggi imporrebbero di por fine alla concorrenza insensata e micidiale di Linate a danno di Malpensa. Certo la ripresa del traffico su larga scale sarebbe auspicabile ma quando avverrà? Il governo, cui dovrebbe rispondere l'ENAC, sembra in tutt'altre faccende affaccendato ma neppure il Comune di Milano, che è l'azionista di riferimento, sembra consapevole della gravità e della complessità della situazione e pare abbia scelto di gestire la crisi quasi esclusivamente in termini di riduzione del volume di ore lavorate.
* segretario Uil di Milano e Lombardia