Davanti al pm il malavitoso parla della «precomprensione»

Da una parte del tavolo, un pubblico ministero dell'Antimafia. Dall'altro, un malavitoso di lungo corso. Un interrogatorio in cui si parla di omicidi, di droga, di ordini dati e ricevuti tra il carcere e il mondo fuori. Nelle lunghe ore del colloquio tra giudice e imputato fa all'improvviso irruzione l'imprevedibile. Il magistrato cita Sant'Agostino. E il boss non si tira indietro. Risponde a tono, e fa un nome: quello di Gadamer. Proprio lui: Hans-Georg Gadamer, l'allievo prediletto di Heidegger. Invece che aggrapparsi a un alibi, il boss si attacca alla Vorverstaendnis , la «precomprensione» del filosofo ermeneutico. E nella stanza fumosa del pm, l'interrogatorio diventa un dialogo quasi surreale.

Il detenuto si chiama Alessandro Crisafulli. Alle spalle ha morti ammazzati e un lungo regno come viceboss di Quarto Oggiaro, il quartiere più malfamato ed evocativo della periferia milanese. Di fronte ha la vita da reietto di chi sceglie di collaborare con la giustizia, rompendo anche con la famiglia: a partire dal fratello Biagio, «Dentino», capobastone già negli anni Ottanta. Come questa evoluzione passi per i libri di Gadamer è un mistero annidato nei ritmi sempre uguali del carcere, nelle ore che Sandro Crisafulli ha passato steso in branda, rifiutando anche l'ora d'aria («se lei mi vedesse, io sono sempre con le cuffie o con il libro»), allontanandosi giorno dopo giorno dai riti del suo mondo d'origine ed esplorando nuove zone del sapere.

Il pm si chiama Marcello Musso e accusa Crisafulli di continuare a tirare, anche dall'interno del carcere, le fila dello spaccio a Quarto Oggiaro. Sullo sfondo, la cronaca recente e sanguinosa di questi anni: l'ammazzamento di Franco Crisafulli, il fratello maggiore di Biagio e Sandro; poi quello dei due fratelli Tatone, gregari storici del clan. Per la Procura, i Crisafulli avevano concesso Quarto Oggiaro in franchising ai Tatone, e venivano mantenuti in carcere dai nuovi signori dello spaccio in quartiere, come quel Francesco Castriotta detto «Ciango», sparito nel nulla dopo essere stato scarcerato per un singolare disturbo, una forma cronica di priapismo. Sandro Crisafulli accusa i suoi compari di un tempo, ma si tira fuori: «mi dichiaro innocente perché non c'entro niente con questa associazione, nonostante fossi al corrente che l'associazione esisteva». Esisteva ed era operante? «Sì».

Il pm non crede alla sua innocenza. Crisafulli si arrabbia, rivendica la genuinità del suo pentimento, «Io ero venuto qui pensando di avere degli alleati... Se io sono qua a dirle "Guardi, dottore, ho ammazzato qua. Ci sono tonnellate di spaccio di droga da un'altra parte; persone fuori e persone dentro“. Ormai la mia vita è finita. A questo punto racconto tutto quello che so. Se fossi stato colpevole, le avrei detto "dottore, sono colpevole anche di questo”».

È un fiume in piena, Crisafulli. Ce l'ha con suo fratello Biagio, «io lo schifavo, perché mi aveva abbandonato». Lo accusa di decidere, da dentro il carcere, chi può o non può spacciare a Quarto Oggiaro: «Questo lui ha mandato a dire. "Chiunque non porta i soldi qua, non deve rompere i coglioni"...“Anche se io non ci sono, quel quartiere l'ho creato io“ ». Ma io, insiste Alessandro, non c'entro niente. E qui la situazione si ingarbuglia, perché il pm gli legge una intercettazione in cui due indagati parlano, e sembra che accusino proprio lui. Dice il pm Musso: io l'ho intuito, ma poi ho approfondito e ho trovato conferme. E per spiegarsi meglio: «Come dice Sant'Agostino "L'intuizione iniziale è quel motore che poi ti spinge alla conoscenza“».

E Crisafulli, per niente in soggezione: «C'era anche un certo Gadamer che parlava della precomprensione, che è un'altra cosa». Obiezione pertinente: perché, come scrive il filosofo del diritto Damiano Canale, «nella prospettiva gadameriana ogni giudizio critico in ordine ai risultati dell'interpretazione è reso possibile da risultati interpretativi anteriori, sedimentati nelle presupposizioni degli interpreti». Insomma, intende Crisafulli: dottore, lei quell'intercettazione l'ha capita così perché ce l'aveva già su con me!