Un debito in sospeso Sfregiato con l'acido per «regolare i conti»

Vittima un italiano: ha ustioni gravissime La polizia è già sulle tracce degli aggressori

Paola Fucilieri

Un mucchietto di abiti dilaniati come da un grande falò, il cordone bianco e azzurro della polizia a recintare l'area del marciapiede dove sono stati abbandonati, in via Città di Fiume, lungo i Bastioni di Porta Venezia. Tutt'intorno «volanti» della polizia, la Scientifica con i suoi investigatori protetti da tute bianche e mascherine. E lì accanto, sempre a terra, il macabro simulacro di un tipo di aggressione ahinoi fin troppo nota: la bottiglia vuota di una sottomarca di liquido stura lavandini. Soda caustica, tanto per intenderci. Sì, ancora acido, maledetto acido. Dovrà ricredersi chi s'illudeva che Milano avesse toccato il fondo con la diabolica coppia Alexander Boettcher-Martina Levato le cui «gesta» criminali a suon di acido muriatico, peraltro prive di un movente che possa definirsi anche lontanamente «umano», nel dicembre di tre anni fa hanno sconvolto tutti. Negativo: Milano replica. E la ragione di tanta insensata violenza stavolta si conosce. «Motivi economici» spiega parca di dettagli la polizia. Un debito insomma.

La vittima - che in un primo tempo era stato scambiato per un clochard, come i tanti che frequentano la zona - è un uomo italiano di 43 anni. Non morirà, no. Anche se poco dopo le 16 di ieri è stato portato d'urgenza all'ospedale Niguarda. Il volto dilaniato per almeno tre quarti, altre gravi ustioni al collo e al busto, urlava talmente per il dolore che lo hanno sentito a centinaia di metri da lì, fino in corso Buenos Aires.

La polizia sta cercando chi l'ha ridotto a quel modo proprio nell'area dove i giardinetti - che costeggiano la circonvallazione interna lungo i Bastioni per raggiungere piazza della Repubblica - sono circondati da scale di marmo che portano fin giù, in viale Vittorio Veneto e poi in via Panfilo Castaldi, nota ormai come la zona dei profughi eritrei. Sanno già di chi si tratta: si tratterebbe di due persone, due sudamericani. Uno, brasiliano, è stato visto fuggire in viale Tunisia. Devono solo trovarli. Il ferito, arrivato sul posto a bordo di un'Audi A3 di colore blu intestata a una donna residente a Treviglio e rimasta parcheggiata ai bordi della strada, ieri pomeriggio aveva appuntamento lì con qualcuno che conosce e, seppur in preda a spasimi lancinanti, non avendo mai perso i sensi, una volta in ospedale è riuscito a spiegare agli investigatori di chi si tratta. Qualcuno giunto all'appuntamento a piedi, già armato della bottiglia di soda caustica. Sulla vicenda c'è il massimo riserbo ma sembra manchi poco alla cattura. Non si sa se ci sia stata una lite. Come emerge dai fotogrammi delle telecamere, dopo aver lanciato addosso la soda caustica contenuta nella bottiglia, l'assalitore è fuggito lungo scale di marmo, dileguandosi. La sua vittima intanto è stata soccorsa da una passante che ha tentato di alleviare la sua pena con l'acqua di una bottiglietta che portava con sé. «Uno in meno» sentenzia un ragazzo che passa di lì vedendo il mucchietto di abiti e la polizia, convinto che ci sia un morto, uno dei clochard della zona. Una frase agghiacciante. Che chiude un pomeriggio già penoso.