Deboluccia e «bruttina» La sinistra si scopre vicina all'implosione

di Alberto Giannoni

L'operazione Sala sta implodendo. Non sono solo i sondaggi, bruttini. Non è solo l'avversario, Stefano Parisi, che al riparo dai microfoni a sinistra considerano «bravo e anche simpatico». Non sono solo gaffe e defaillance sulle case e sull'Expo. Il punto è (anche) un altro. Se il film, che qualcuno si era fatto, era la storia di un manager renziano che conquista Milano per conto del Pd «maggioritario», allora non è mai iniziato. E già si leggono i titoli di coda. Si vedrà come andrà a giugno, ma politicamente parlando è già un fallimento. Non lo diciamo (solo) noi, perfino Sergio Scalpelli si scopre deluso. L'ex assessore confessa: mi aspettavo un Pd «in sintonia col nuovo corso renziano», «una robusta lista di sinistra» e una lista Sala «capace di sfondare al centro». E invece si ritrova una «fotografia» impietosa: il capolista dem è «antirenzianissimo», l'area Pisapia «deboluccia» e l'uscita di scena del cattolico Massimo Ferlini (area Comunione e Liberazione) sancisce l'incapacità del centrosinistra di «accettare sfide egemoniche». Detto da un renziano, suona come un de profundis. Ma anche l'assessore Carmela Rozza aveva passato una mano di «rosso antico» sull'alleanza, accogliendo Ferlini e lo stesso Scalpelli con un «bentornati a casa» (dove la casa è il Pci).

Scalpelli prima di passare a sponde lib-lab, è «nato» migliorista. E ironicamente (speriamo) fa ricorso al vecchio armamentario comunista quando liquida in malo modo la sinistra vendoliana, che è molto anti-Cl: «In altre epoche - sbraita - sarebbero stati togliattianamente trattati come il famoso pidocchio nella criniera del nobile cavallo». Un altro compagno con la testa (e la penna) fine, Mirko Mazzali, gli rimprovera di muoversi come «elefanti in cristalleria», senza neanche essere spiritoso. Sicuramente è osservatore acuto, Scalpelli, anche se dichiaratamente di parte. Intervistato dal Giornale, dieci mesi fa rivelò che - da nostalgico del Nazareno, il patto - a Milano si collocava «in una fascia di mezzo», quella che bisogna convincere, per vincere. A occhio e croce, questo centrosinistra milanese convince sempre meno.