«Degrado all’Idroscalo, fermiamo lo scempio»

Entrare in acqua mettendo i piedi nel fango. Opportunità che Filippo Penati offre ai milanesi con la voglia di farsi un bagnetto. Sì, in quell’unico tratto balneabile - per decreto - del bacino artificiale bisogna farsi largo tra melma, pietre e nuove colonie di nutrie. Fotografia di una vergogna sulla riviera dell’Est.
Ma il fermo-immagine è anche per quel cartello, «fuori servizio», posto su uno-due-tre bagni situati a poche decine di metri dal centro sportivo Cus e a due passi dalla «spiaggia dei tre alberi». Fotogramma anche per la colonnina Sos numero 1 che è inutilizzabile. E, ancora, per quelle siringhe usate e abbandonate a pochi metri di distanza dal «lago delle Vergini». Inutile avvertire quelli con le magliette rosse, gli uomini dei City Angels, che dovrebbero sorvegliare l’area: se ne stanno all’ombra di un gazebo e non sembrano affatto intenzionati a darsi da fare.
Quadretto di un mezzogiorno qualsiasi, senza l’assessore Dioli che dopo un viaggetto in Brasile - diecimila euro di spesa per quattro giorni a Florianopolis per un forum sull’«inclusione sociale» - è «in vacanza», fanno sapere dalla sua segreteria. E non sanno neppure se l’assessore di Rifondazione ha risposto o meno alla richiesta di un incontro del centro nautico P.S. che organizza corsi di nuoto e canoa per ragazzi disadattati. «Centro che si avvale di allenatori, psicologi e medici oltreché dell’apporto del San Raffaele» denuncia Davide Albanese, già direttore tecnico dell’Idroscalo club e poi allenatore del Cus Milano. Richiesta di un «incontro» per «dare una mano al sociale, senza secondi fini». «Nell’era pre-Dioli il parco si era tramutato in un grande spazio polivalente per gli sport acquatici ossia calamitava giovani altrimenti costretti sulla strada», continua Albanese.
E oggi? «L’Idroscalo si sta trasformando in un far west e non è più navigabile. Il tifone Dioli ha monopolizzato tutta l’attività sportiva dandola in gestione a un solo ente: attività solo di base e mirata alla quantità dei bambini e famiglie piuttosto che alla qualità». Risultato? «L’Idroscalo che poteva divenire sede permanente di varie coppe del mondo e anche campus internazionale permanente d’alto livello per le nazionali europee è solo memoria storica. Il presente è l’assessore che gongola perché ogni anno pittura puntuale il monumento alla resistenza partigiana».
Virgolettati dettati dallo sconforto e dalla rabbia che, qualche bagnino, arricchisce annotando come «le condizioni del bacino mettano a rischio sia i bagnanti che noi stessi, ostacolando persino le operazioni di soccorso». E il pensiero corre ai due cuginetti Omar e Hamed Khamis, di 5 e 6 anni, annegati nelle acque del «mare dei milanesi». «Nel loro nome e perché non si ripetano più tragedie come quella, oggi denunceremo non solo fatti&misfatti sull’Idroscalo ma consegneremo ai giornalisti anche carte tenute segrete da Penati e dai suoi assessori» fanno sapere Forza Italia e Alleanza nazionale. Nuovo round contro la vergogna.