È la «prima» dei posti vuoti La Scala sobria si deprime

Dopo anni in teatro si vedono poltrone libere e biglietti invenduti Il foyer dimesso poi spegne l'atmosfera di un vero brand milanese

Dodici minuti di applausi, ovazioni per Daniel Baremboim, il Fidelio conquista la «prima», ma non per gli incassi. Passata la festa si fanno i conti: 2,3 milioni di euro di entrate, «una cifra poco inferiore - spiega l'ufficio stampa - a quella dell'anno scorso (2,4 milioni); ma, tenendo conto che si è passati da un'opera popolare come la Traviata di Verdi a Beethoven, la differenza è minima». Entrate, come ha voluto ricordare il sovrintendente al suo debutto Alexander Pereira, destinate al sociale: «La gente dovrebbe ricordare che quando si fanno queste serate di gala in cui si guadagnano tanti soldi, serviranno per progetti importanti come il finanziamento dell'accademia o gli eventi per i bambini e per i giovani». E comunque dopo la Ferrari «la Scala è il brand italiano più conosciuto al mondo e va sostenuta» anche a livello europeo.

Fatto sta che in sala si contavano parecchi posti vuoti, così il foyer era vistosamente meno affollato e sfarzoso rispetto al passato. Colpa dell'opera, della lingua (il tedesco), del ponte? Martedì erano ancora 72 le poltrone libere, e i posti vuoti si sono notati domenica. Mai come quest'anno la «prima», che quest'anno era la «prima» di Expo, era sguarnita di presenze istituzionali, due fra tutte: quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quella del premier Matteo Renzi, criticato da più parti per la sua assenza. Solo il ministro alla Cultura Dario Franceschini a rappresentare Palazzo Chigi. Con lui, nel palco Reale, il sindaco con la moglie Cinzia Sasso, il presidente del Senato Aldo Grasso con consorte, il governatore lombardo Roberto Maroni con la moglie, il prefetto Francesco Paolo Tronca, il vice presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. Sono lontani i tempi in cui, con Letizia Moratti sindaco, all'apertura della stagione lirica partecipavano presidente della Repubblica, premier e capi di stato di tutto il mondo.

Unica nota stonata dell'applauditissimo Fidelio (12 minuti, e coro si «bravo» per Daniel Baremboim, prossimo all'addio) la sobrietà del foyer, che ha reso l'atmosfera dell'evento mondano per eccellenza un po' sottotono. Abiti scuri e poco appariscenti, gioielli di famiglia sobri e poco vistosi, eccezionali concessioni alle stravaganze. «Un peccato che le signore non ci tengano più» ha osservato con amarezza la regina della «prima» Daniela Javarone, presidente degli amici della Lirica. Dello stesso parere Gabriella Dompé «la Scala è il secondo brand più famoso al mondo ed è ora che l'Italia faccia sistema». Perché se le signore «si tengono» in tempi di austerity, mettono un freno allo sfarzo e al lusso, riducono svolazzi e preziosi forse è anche per colpa di quella retorica radical chic secondo cui bisogna nascondere e quasi vergognarsi della propria ricchezza. Un'ideologia da salotto che non fa bene alla Scala, né all'immagine di Milano. Perché la prima è anche questo, una cerimonia mondana e tale deve rimanere. Un simbolo del «made in Italy» doc e di lusso.