D'Elia lascia il teatro Libero «L'ho allevato, ora è realtà»

Il direttore artistico spiega il suo addio alla vigilia della prima di domani di «Iliade». Poi se ne andrà

Antonio Bozzo

«Per congedarmi dal pubblico del Libero ho scelto uno dei miei piccoli album. Piccoli ma sentiti, storie che ci appartengono e permettono di trasferire una passione». Si avverte la commozione, nella voce di Corrado d'Elia, mentre ci parla di Iliade, che starà in scena nella sala arrampicata in via Savona 10 da domani al 16 luglio. «Un Omero in dieci stanze. Ho fatto una scelta poetica da un testo immenso, pilastro della nostra storia, che ci spiega come siamo fatti. Oggi parliamo tanto di tutto, ma non diciamo niente. Il logos che diventa epica, come nell'Iliade e in altri classici, può farci ritrovare la parola».

Corrado - ci permettiamo di chiamarlo per nome, visto che fabbrica teatro con l'intelligenza del cuore, e non con freddezza, ed è dunque amico di chi ama le scene - lascia il Libero dopo averlo diretto per 18 anni. «Lascio casa mia, come un ragazzo diventato maggiorenne», ricorda il regista e attore nato a Milano nel 1967, formatosi alla scuola Paolo Grassi, ex direttore di molti teatri, premiato varie volte. «Quando ho cominciato qui, questo era un teatro di quartiere. Andavamo a cercare il pubblico per strada. Ed è diventato una realtà importante a Milano: tra i teatri fino a 200 posti, è quello sempre pieno. Corrado Accordino prende il mio posto e farà bene».

Ogni replica di Iliade aprirà, alle 20.30, con un aperitivo insieme a Corrado e alla sua compagnia, nella sala che sarà rinfrescata. In più, visto che non si lasciano gli amici senza attenzioni affettuose, lunedì Corrado incontrerà gli spettatori, a replica terminata, per ragguagli sui suoi nuovi impegni. Quali saranno? «Sono entrato nella direzione artistica di Manifatture Teatrali Milanesi. La mia compagnia è residente al Litta, dove porteremo Cirano a vent'anni dal debutto e dopo migliaia di repliche applauditissime. Uno spettacolo che è la cifra stilistica del mio lavoro. Poi arriverà il progetto Moby Dick, e al Leonardo Novecento di Baricco».

Quest'anno, Corrado avrà poco tempo per le vacanze, breve parentesi dopo il lungo congedo al Libero e gli impegni della prossima stagione. «Andrò qualche giorno nelle Marche, dove ho una casina. Da leggere mi porterò poesia del Novecento italiano. Ma non so perché né se ne nascerà qualcosa». Milano può essere soddisfatta, dal punto di vista teatrale? «È la città più importante in questo campo. Bisognerebbe migliorare ancora di più la capacità di fare sistema. Sono però contento che sia stato riconfermato Filippo Del Corno assessore alla cultura: non ha mai fatto favoritismi e segue di persona ogni realtà. Molti non hanno fiducia nei giovani, io invece li trovo sveglissimi, anche se vivono in un mondo con tanti eventi, hanno un'infinita possibilità di distrazione. Il teatro deve conquistarli, ma l'impresa, abbiano dimostrato al Libero, non è così ardua come sembra».