Delitto di Bussero, le urla della vittima: «Non c'entro nulla»

Il giudice nega la scarcerazione dell'agente arrestato I testimoni: «Ha puntato una pistola contro il litografo»

Salvatore Empoli, il vigile urbano accusato di aver ucciso il litografo Gianfranco Ambrosoni venerdì sera a Bussero, aveva un comportamento e una vita assolutamente «normale». È quanto risulta sia al sindaco di Segrate Paolo Micheli che al comandante della polizia locale Lorenzo Giona.

In servizio dal 1° novembre 2010, primo nel suo concorso, una laurea Triennale in economia, padre 44enne separato ma orgogliosissimo del figlio chiamato dall'Atalanta calcio per fare il portiere, da qualche mese il vigile aveva avviato una relazione con un avvocato penalista ed è in procinto di laurearsi nuovamente, stavolta in legge.

«Siamo sconvolti da questa vicenda, anche i suoi colleghi della polizia locale lo sono. È uno dei nostri ragazzi». Il sindaco Micheli, lo ha ripetuto più volte durante una conferenza stampa tenuta in Comune ieri insieme al comandante della polizia locale Lorenzo Giona.

«A me quello che stupisce è questo - aggiunge il primo cittadino -: il tipo di omicidio sembra legato a una storia di droga. E sono stupito che questo non sia mai emerso nelle chiacchiere che ho fatto con i colleghi del vigile. Faccio fatica a capire che un omicidio di questo tipo non abbia avuto un pre allarme in qualche atteggiamento personale».

La versione circolata in questi giorni (ma ancora non trova conferma) e che potrebbe aver spinto salvatore Empoli a uccidere a colpi di pistola Ambrosoni, un operaio di 53 anni, come lui residente a Bussero, dipinge uno scenario legato alla droga, che pare il vigile assumesse (sembra ci sia una denuncia per stupefacenti risalente agli anni 90 ma non risulta al comando, ndr ). Per altri invece Ambrosoni si sarebbe messo in mezzo per cercare di placare Empoli che litigava con un altro uomo all'esterno di un bar. Al di la di quello che accerteranno le indagini l'operaio è stato ucciso con diversi colpi di pistola. La stessa che è stata trovata in un portaombrelli a casa di Empoli (le altre due armi erano sul suo letto, ndr ).

«Siamo in possesso di certificati di nullaosta sia della Prefettura che della Procura - ha concluso il sindaco - non aveva alcun carico pendente e noi non possiamo avere la sfera magica. Atteggiamenti da Rambo? Nessuno ci ha mai detto nulla».

Chi lo conosce meglio Empoli (Micheli è diventato sindaco solo quattro mesi fa) è proprio il comandante Giona, con il quale Empoli si confrontava spesso su temi di diritto: «Dubbi? Nessuno. Aveva 3 pistole regolarmente detenute».

Ieri intanto il vigile è stato interrogato dal gip di Milano Giuseppe Gennari, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere e la misura della custodia cautelare in carcere nei suoi confronti è stata convalidata. Allo stato non gli è stata contestata l'aggravante della premeditazione, anche perché va ancora chiarito il movente che avrebbe spinto il vigile all'omicidio. Tuttavia alcuni testimoni hanno messo a verbale di aver visto Empoli con una pistola in mano 15-17 minuti prima dell'omicidio in una pizzeria non distante dal bar dove si sarebbe verificata una lite quella sera. E uno di loro, come ricostruito nell'ordinanza del giudice, ha sentito il litografo Gianfranco Ambrosoni gridare «aiuto» e barcollando diceva testualmente «cosa c'entro io, cosa ho fatto, io non ho fatto niente», mentre «l'inseguitore impugnava con la mano destra una pistola che puntava contro il fuggitivo» e gli sparava «un colpo a circa un metro di distanza». Un altro teste ha messo a verbale che «l'inseguitore avvicinatosi al fuggitivo, nel frattempo caduto a terra, gli puntava contro la pistola esplodendo un colpo all'altezza dell'orecchio destro». Gli investigatori hanno trovato sul luogo del delitto «sei bossoli». Il giudice spiega anche che Empoli, quando i carabinieri si sono presentati a casa sua quella notte, «non accennava a calmarsi, affermando, senza che nessuno rivolgesse a lui esplicita domanda, di essere stato due giorni fa al poligono di tiro». Tra l'altro, gli investigatori, analizzando la messaggistica WhatsApp del suo cellulare, hanno trovato alcuni messaggi che il vigile avrebbe mandato ad uno suo conoscente avvocato prima e dopo l'omicidio e nei quali, in sostanza, diceva: «Sono un uomo morto che cammina». Empoli in quei messaggi, come scrive il gip, sosteneva anche di «essersi messo contro la societa» e di essere immischiato con «la 'ndrina di Bussero e Pessano».

Per il giudice il quadro probatorio a carico del vigile è «completo».