«Il delitto dello spillone? È stato omicidio volontario»

Il pm Armando Spataro della Procura di Lodi lunedì 25 giugno ha chiuso le indagini e inviato la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario, stalking e lesioni aggravate al gip Isabella Ciriaco. L’imputato è Carmine Buono, un idraulico incensurato, originario della provincia di Lecce e residente a San Giuliano Milanese che compirà 55 anni il prossimo 7 luglio e dal 31 marzo è rinchiuso nel carcere della Cagnola di Lodi. Secondo il pubblico ministero è lui l’assassino di Antonia Bianco, la 43enne italo-argentina che Buono ha ucciso con un coltellino a serramanico (inizialmente si era parlato di uno spillone o uno stiletto) lunedì 13 febbraio scorso proprio a San Giuliano, in via Turati, sul marciapiede davanti a casa sua. Dove la povera Antonia, che abitava con la famiglia a Milano in zona Bovisa, quella sera lo aveva raggiunto per chiedergli un permesso scolastico per Gabriele, 5 anni, il figlio frutto della loro relazione.
Intanto martedì, in tribunale a Milano, si è svolta la prima udienza (già rinviata al 5 ottobre prossimo) per la prima denuncia che Antonia Bianco aveva sporto il 31 ottobre 2009 contro Buono, accusandolo di ingiurie, lesioni e mancato mantenimento del piccolo Gabriele. Buono, infatti, l’aveva picchiata per strada, in piazza Schiavone, dove Antonia allora viveva. L’udienza, trattata dal giudice Mauro Gallina, si è svolta, purtroppo senza la «richiedente», ormai morta da oltre tre mesi e mezzo, ma alla presenza dell’imputato. Buono, infatti, è stato scortato nella «gabbia», in manette. L’uomo, difeso dagli avvocati di fiducia Gianluca Perricone e Paola Bellani, per tutto il tempo ha tenuto gli occhi inchiodati sui famigliari di Antonia presenti al gran completo (mancava solo la sorella minore di Antonia, la 36enne Paola, ndr) in aula insieme al loro legale, Gabriele Lombardo: il figlio maggiore Maximiliano, 24 anni, la sorella 41enne Assunta e la madre 71enne Maria Teresa. «Facciamo tutto questo solo per tutelare Gabriele» ci ha spiegato la nonna del bambino.
I difensori di Buono hanno chiesto al giudice di riunire il procedimento milanese (che si aggiunge a un altro, scaturito da una denuncia per stalking presentata, sempre a Milano, da Antonia Bianco contro Buono nel gennaio scorso, due mesi prima di morire, ndr) a quello di Lodi. Ma il giudice ha disposto solo il rinvio. Poi Buono è tornato in carcere a Lodi.